La fede nello sviluppo, ovvero la santificazione di un'idea eteronoma di Frantziscu Sanna
Sviluppo e
modernità diventano fede
Innanzitutto, va
detto che i concetti di sviluppo e sottosviluppo nascono per contrapposizione
all'interno di un ben determinato paradigma scientifico: quello della
modernizzazione. Questo assumeva come base per tutti i propri ragionamenti un
dato fondamentale: lo stato attuale delle società occidentali deve essere
assunto come unico modello valido di sviluppo possibile. Siamo a metà degli
anni '50. Da questa assunzione deriva per contrapposizione la nozione di
sottosviluppo. Qualunque stato, regione o nazione mancata che non possieda le
medesime caratteristiche strutturali dello stato occidentale "tipo",
può facilmente venire appellato come "under-developed". Le
caratteristiche strutturali a cui il paradigma della modernizzazione fa
riferimento sono le più varie. Esse spaziano dalle forme politiche di
organizzazione delle comunità territoriali al reddito pro capite, dalla
strutturazione del sistema economico a quella del sistema educativo. Insomma
chiunque si discosti per alcune caratteristiche, ritenute fondamentali, dal
modello occidentale di stato risulta appartenente ad uno stadio basso di
sviluppo. Tuttavia per questo stesso paradigma non c'è da disperarsi, chiunque
può, seguendo un percorso lineare, arrivare a percorrere l'intero sentiero
dello sviluppo. Inutile dire quale è, nella mente di questi illuminati teorici,
la meta a cui si tende percorrendo l'agognato sentiero.
Una religione
universale
L'alone di
positivismo che attraversa tutte le teorizzazioni appartenenti a questo
paradigma dimostra indubbiamente la stima che gli occidentali hanno di se
stessi. Il modo che questo "sistema di pensiero" ha di porsi rispetto
agli interlocutori non occidentali, porta spesso ad una totale destrutturazione
della realtà. Non esistono né dominanti né dominati, lo sviluppo è lì, ed
è per tutti, il grande banchetto del progresso non è negato a nessuno. Così
quella netta contrapposizione developped/under-developped country
riappare, sotto lo sguardo sbalordito dei sottosviluppati di turno, più sfumata
che mai, inconsistente. La dissimulazione nasce con il nascondere la
contrapposizione, tutto sembra più accettabile, persino la fame e la schiavitù.
Una via sola per la
felicità eterna
Il progresso è
di tutti, la miseria è un fatto temporaneo, l'importante è adeguarsi al
modello guida. Lo stato occidentale si erge in trionfo sul grande piedistallo
della gloria eterna. E ualahh!! il gioco è fatto. "Adeguatevi tutti al
nostro modello, cancellate la vostra diversità, il progresso bacerà tutti,
senza esclusione", sembrano queste le parole pronunciate a ripetizione dai
cantori della modernità occidentale alla fine della seconda guerra mondiale, e
ancora "rinunciate alla vostra identità per potervi finalmente
identificare con il nostro progresso". Purtroppo, per chi credette a quei
finti profeti, i proclami e le promesse nascondono spesso realtà diverse.
Quella contrapposizione che i profeti del progresso avevano ben mascherato
ritornerà più drammatica che mai negli anni successivi.
L'auto-conversione
obbligata
Il concetto di
sottosviluppo entra così nell'immaginario collettivo e si concretizza in colpa.
Il processo di autocolonizzazione dell'immaginario prosegue incessantemente
nella sua opera di proselitismo. Le comunità si disgregano, si sciolgono i
millenari legami con la realtà. Quando lo sviluppo si mostra nella sue forme
magnifiche e spettacolari nulla e nessuno può resistere, tutti devono
inchinarsi riconoscendo la propria inferiorità. Si diventa così
"sottosviluppati", basta semplicemente riconoscere la superiorità
altrui e la desiderabilità di quello stato altro da se che si identifica con lo
"sviluppo". Il gioco e fatto! Si spezza il meccanismo che fa della
diversità una difesa all'omologazione, all'assimilazione. Identificarsi in un
qualcosa che è estraneo diventa allora un punto di partenza; lo sviluppo e
nascosto dalla diversità, dall'alterità, identificarsi e votarsi ai modelli
propri degli "sviluppati" è l'unica possibilità concreta per
realizzare l'ambito sogno.
La catastrofe è così in atto, riconoscere e ammettere il proprio stato di
sottosviluppati porta all'accettazione di una serie di postulati, ecco la
chiusura del cerchio.
Una maschera
ideologica
Quando popoli
interi si convincono che l'unica metà è quella di percorrere il sentiero dello
sviluppo, è allora che lo sviluppo occidentale si mostra nelle sue reali
fattezze. Il rapporto Sviluppo-Sottosviluppo torna ad assumere i connotati di
una vera e propria contrapposizione. Non più continuum con strade da
percorrere, l'uno esclude l'altro: lo sviluppo può esistere solo se esiste il
sottosviluppo e il sottosviluppo serve a legittimare lo sviluppo.
Quel sentiero disegnato dei profeti dell'occidente comincia ad apparire sempre
più tortuoso fino a mostrarsi del tutto impraticabile. Si infrange il sogno
dello sviluppo per tutti, sogno nato con l'illuminismo francese, maturato con il
positivismo scientifico è morto con l'ideologia liberal-capitalista
occidentale. I sottosviluppati rimangono tali, perpetuandosi come tali,
disperandosi in quanto tali. A quel sentiero interrotto, che si frappone tra i
sottosviluppati e l'ambito progresso, si affiancano i cocci della
destrutturazione dell'immaginario collettivo. Vivere di sogni e bello ma se quei
sogni appartengono a qualcun altro essi non tardano a trasformarsi in incubi.
I sacerdoti della
modernità in azione: un caso di conversione
In Sardegna
l'auto-ghettizzazione si concretizza in forma acuta negli ultimi decenni del
secolo appena trascorso. Il rapporto coloniale instauratosi con i Savoia prima e
con lo stato italiano poi, acquista una connotazione di rassegnazione popolare
quando l'ideologia sviluppista trova i suoi tzaracchi autoctoni, pronti ad
immolare la propria vita al progresso ed alla diffusione del credo sviluppista
occidentale. I profeti si moltiplicano, stipendiati dagli agenti di turno della
colonizzazione, e fanno proseliti. La nostra gente si convince di essere
inferiore e si sottomette all'idea che per agguantare le magnifiche sorti,
annunciate dai profeti del progresso, l'unica soluzione possibile è credere
alle profezie e convertirsi alla nuova fede. La nuova fede laica è una fede
totalizzante, la libertà di pensare contro non può, e non deve esistere. Tutto
va ripensato i vecchi segni-simbolo dell'arcaica società agro-pastorale vanno
ristrutturati, anzi sostituiti con simboli-segno nuovi e scintillanti. La
modernità da contrapporre all'arcaicità è già pronta, qualcuno,chissà da
dove, chissà perché, l'ha già preparata per noi. I sacerdoti del progresso
sapranno rivelarcela. Non ci resta che credere.
Nulla da scegliere
La modernità si
presenta così, come un dono da ricevere e custodire gelosamente. Una modernità
buona e ricca al posto di un arcaicità cattiva e povera. Non è possibile
scegliere, qualcuno lo ha già fatto per noi. D'altronde, che bisogno c'è di
scegliere?… solo un pazzo o un eretico oserebbe negare la superiorità della
modernità e dello sviluppo. Così le parole si confondono, i significati si
sovrappongono, tutto perde la propria concretezza. Il reale diventa pena
immutabile che le forze endogene non riescono a cambiare, il big push esogeno e
l'accettazione di modelli culturali estranei sono necessari, per cui
benaccetti. Ai sacerdoti, alla loro religione e alla loro scienza, è demandata
la realizzazione del grande progetto. Essi sono dappertutto adorati e lodati, a
loro spetta decidere come deve essere percorsa la strada per lo sviluppo.
La costruzione dei
templi e dei santuari del progresso
Si ergeranno i
templi della politica fin nel più sperduto paesino; le magnificenti istituzioni
autonomistiche, atte ad accogliere in preghiera i grandi sacerdoti, avranno un
maestoso santuario. In questi luoghi si stabilirà il destino del popolo, in
questi luoghi si rivelerà la via per il progresso. Intanto il popolo
sottosviluppato attende i portentosi frutti del cammino intrapreso verso la
modernità. Essi si mostreranno come segni maestosi del volere di dio. La loro
grandezza sarà tale da convertire anche gli ultimi infedeli rimasti a lagnarsi
su questo futuro paradiso. I sacerdoti annunciano così i primi risultati che
presto il dio sviluppo ci concederà come segno di riconoscimento della nostra
fedeltà e della nostra devozione.
Una nuova liturgia
prende forma
La nuova liturgia
prende corpo in nuovi termini e in nuove espressioni che scandiscono i sacri
ritmi della celebrazioni sulla strada del progresso. Parole mai intese in questa
terra desolata, lasciano stupefatte queste misere genti poco istruite. A progresso,
modernità e sviluppo,
oramai diventate sacra trinità, si affiancano altri segni sonorizzati della
benevolenza del dio onnipotente. Rinascita, industrializzazione, riforma agraria
e quant'altro. Tutto si caratterizza come dono in questa terra che nulla
possedeva. Da quando il popolo si riconobbe come "sottosviluppato", in
seguito alle predicazioni svolte dai primi sacerdoti della modernità, tutto
apparve come gentile concessione del nuovo dio. I beni e le terre espropriate
finirono in mano ai grandi sacerdoti, essi li avrebbero resi
"produttivi", li avrebbero valorizzati a dovere. Da allora il popolo
non possedette più nulla: gli usi, i costumi, la lingua, le relazioni, lo
spirito comunitario, le feste, il mirto, il mare, le vigne, i sogni, il cielo,
l'aria, il granito, il ballo ecc… tutto fu tolto loro in nome di dio.
Un dio buono senza troppe pretese
"Il popolo deve essere felice del
nuovo dio, esso da senza chiedere" dicono i grandi sacerdoti
dell'autonomia. Riconoscere il proprio stato di sottosviluppati è stato un
grande evento per questo misero popolo. Con quel gesto esso ammise la volontà
di volersi convertire alla nuova fede, con quel gesto meritò gli innumerevoli
doni che il signore gli fa oggi. Questo era un popolo sfortunato, ora il signore
lo renderà libero e prospero a patto che dimentichi, per sempre, la propria
storia pagana, santificando senza remore gli anni dello sviluppo.
La grande festa del sottosviluppato
Furono indetti interminabili giorni di
festa per rendere grazie al signore, i popolani in quei giorni potevano
riottenere i loro antichi costumi, anzi erano costretti a riutilizzarli e
a farne sfoggio nelle nuovissime piazze di asfalto nero costruite in tutta la
Sardegna. Orde di pellegrini del progresso giungevano da tutto il globo per
godere di quell'esilarante spettacolo. Uomini vestiti con pelli, donne
agghindate in maniera disdicevole si riversavano in tutte le vie, anch'esse
ricoperte di nero asfalto, tra ali di folla entusiaste al sol pensiero di poter
fotografare i rozzi segni del passato sottosviluppo. Le risate fioccavano, i
flash non smettevano di immortalare quei momenti sensazionali di arcaiche
tradizioni. I bambini partecipavano felici, per loro erano interminabili momenti
di gioia quelli vissuti durante queste celebrazioni. I grandi sacerdoti
autonomistici non potevano mancare alle celebrazioni, per loro erano state
costruite delle apposite tribune da cui potevano agiatamente godersi lo
spettacolo. Erano soliti fare dei brevi discorsi pubblici sia all'inizio che
alla fine di ogni manifestazione. Si trattava di momenti di grande
partecipazione popolare durante i quali era proibito fiatare, ridere e
addirittura rimanere disattenti. Il discorso che veniva pronunciato era sempre
uguale, all'inizio come alla fine della manifestazione, ad agosto come ad aprile
e come a dicembre. Si trattava di un momento di profondo raccoglimento, l'unico
solenne di tutta la celebrazione. Visto che tutti i sacerdoti risiedevano a
Cagliari, essi erano costretti a spostarsi in tutti i paesi dell'isola per
presenziare alle cerimonie, era l'unica volta che essi si muovevano dalla
propria città di residenza. Erano costretti per tutta la vita all'immobilità
nella capitale autonomistica a causa del dogma del centralismo, per il quale
nessun grande sacerdote poteva recarsi fuori dalla capitale consacrata.
Visto che le celebrazioni si svolgevano per tre volte l'anno, andavano decise
per tempo le destinazioni dei sacerdoti. Le sedute della grandiosa assemblea
autonomistica si prolungavano per ore interminabili quando si doveva decidere
chi si sarebbe dovuto recare in quelle aree che erano chiamate "esterne
allo sviluppo". Alcuni spregiativamente continuavano a chiamare quest'area
barbagia a causa di un antica leggenda tramandata, secondo i sacerdoti, dagli
illustri avi romani, secondo la quale l'area sarebbe stata da sempre abitata da
popolazioni barbare le quali tutt'oggi continuavano a rifiutare il dio sviluppo
e tutta la santa trinità. In questa impervia zona della Sardegna in cui per
arrivare sani e salvi era necessaria una scorta numerosa di funzionari
dell'ordine autonomistico si narra che un giorno, proprio mentre veniva
effettuata la lettura dei sacri testi durante la solenne celebrazione
dell'aprile, un gruppo di infedeli mise a ferro e fuoco il palco d'onore,
costringendo alla fuga il grande sacerdote e profanando una delle più antiche
copie del sacro testo. Fù allora che venne proclamato il sacro dogma del
centralismo il quale consenti ai sacerdoti, limitandone gli spostamenti, di
correre meno rischi possibili.
La lettura dei sacri testi
Ma ritorniamo al momento più solenne
della cerimonia. Alcuni funzionari dell'ordine autonomistico vestiti con l'abito
da parata attraversavano il viale con il sacro testo, sul quale si sarebbe
svolta successivamente la calata dei "sottosviluppati",. Così
venivano chiamati i partecipanti alla manifestazione in quella lingua nuova che
tutti i sardi avevano dovuto imparare in seguito alla conversione. Si diceva che
fosse la lingua di dio.
I funzionari, con il sacro testo ben in vista, salivano sul palco e come sempre
dopo averlo baciato sulla bronzea copertina lo riponevano sul granitico leggio a
cui ben presto si sarebbe avvicinato il grande sacerdote. Si trattava,
nonostante la magnificenza degli atti preparatori, di una lettura breve della
durata di qualche secondo. L'unico modo per raccontarne i contenuti è quello di
enunciare integralmente il testo: Cari fratelli convenuti ci troviamo oggi qui
riuniti per celebrare il - segue il numero ordinale ricordante l'anno in cui fu
riconosciuta la santa autonomia e vi fu la conversione al dio sviluppo- dalla
fine del sottosviluppo, fu allora che presa coscienza il nostro popolo si
accorse grazie all'impavida opera dei grandi profeti, del proprio stato. Accolse
l'unico vero dio, rigettando definitivamente gli idoli pagani che lo avevano
mantenuto in schiavitù per tanti secoli. Questo giorno "festa del
sottosviluppato" ricorderà al popolo ciò che era e ciò che più non sarà.
La sacra autonomia custodirà quest'antico rituale affinché serva da monito
alle giovani generazioni. Lo si celebrerà e lo si tramanderà, così come le
sacre scritture dicono. Festeggiamo la conquista della sacra autonomia,
festeggiamo assieme il nostro ingresso nell'universo dei fedeli al dio sviluppo.
Sia lodato il dio sviluppo sia lodata la sacra autonomia.
Così tra la commozione dei più anziani, i quali ancora ricordavano i tristi
tempi andati, e l'entusiasmo dei bambini, i quali non attendevano altro che la
sfilata dei sottosviluppati, cominciò la grande festa.