Riflessioni su un ex missino al governo della provincia di Oristano di Frantziscu Sanna
Il risultato finale delle
elezioni in provincia di Oristano era ovviamente scontato, tuttavia le forme e i
modi con cui è maturato lasciano alcune perplessità.
Il Polo di centro destra vince e stravince, ma all'interno della coalizione
diversità enormi distinguono i risultati dei partiti che la compongono.
Il Partito del Popolo Sardo, dell'assessore regionale alla cultura Pasquale
Onida, e l'UDR, dell'altro assessore regionale oristanese (ai trasporti) Ignazio
Manunza, sicuramente escono a testa alta facendo la parte dei giganti con quasi
il 20% dei voti.
Ridimensionati escono tutti gli altri partiti storici del Polo, Forza Italia e
Alleanza Nazionale comprese, i quali non riescono a mantenere le vecchie
posizioni di predominio dentro la propria coalizione.
Alleanza Nazionale, nonostante la perdita di voti, risulta comunque vincitrice:
a sedersi come presidente della provincia di Oristano per i prossimi 5 anni sarà
infatti un suo esponente.
Vittoria storica dice
qualcuno.
Mario Diana, originario della Marmilla ma oristanese da tempo, vanta infatti un
passato da militante nel Movimento Sociale Italiano (con breve parentesi in area
democristiana) e diverse esperienze nel consiglio comunale nella città degli
Arborea.
Per la prima volta un esponente dei partiti ex-fascisti diventa presidente di
una provincia sarda.
Che dire? Sicuramente il
movimento indipendentista sardo subisce una doppia sconfitta da questi
risultati:
- nessun consigliere provinciale eletto
- vittoria dei nazionalisti italiani
Fare autocritica e ripartire
dagli errori commessi sicuramente potrà consentirci di fare meglio già dai
prossimi appuntamenti elettorali.
Il numero dei voti ottenuti da Sardigna Natzione, questo potrebbe essere un
primo risultato positivo, è aumentato rispetto alle regionali del '99.
Si e passati da 940 a circa 1450 (confronto effettuato con il risultato della
circoscrizione provinciale di Oristano), il che significa che si è cresciuti di
circa il 50%.
Tutto ciò non può ovviamente bastare.
Sicuramente manca nella provincia un organizzazione capillare, capace di
presentare liste che abbiano candidati conosciuti sul territorio i quali siano
espressione delle zone in cui si presentano (gli esempi positivi dei collegi di
Sedilo e di Bonarcado sono i più evidenti).
Lo spazio per crescere e per arrivare a risultati che consentano di essere
rappresentati nelle istituzioni c'è e ci sarà sempre di più se si saprà
essere presenti sui temi fondamentali che riguardano la provincia stessa.
Si pensi semplicemente a Is Arenas (questione fortemente strumentalizzata
da tutte le parti politiche italiane o sarde che siano) o all'azienda di
smaltimento di copertoni che nel silenzio sta per sorgere nei pressi di
Siamaggiore, questioni economiche quindi ma anche sociali culturali e politiche.
E' a questo punto necessario stilare un agenda di tutte le questioni da
affrontare, discutere sulle posizioni da prendere ricordandoci, sempre e
comunque, che siamo indipendentisti per cui le nostre soluzioni ai problemi non
possono che essere nette e di rottura con tutto il sistema italianista e
autonomista.
Il numero dei votanti cala sempre di più soprattutto a causa della disaffezione
di chi vede nella continuità proposta dalla classe politica un ostacolo
insormontabile al cambiamento, il nostro ruolo è anche quello di dimostrare la
nostra totale diversità.
Cominciamo da una forte mobilitazione ideale soprattutto nei confronti di quei
partiti che in primo piano pongono la fedeltà alla patria italiana come
presupposto per ogni azione politica.
Partiamo dalla propositività.
Abbiamo o no un idea di come vogliamo che cambi la nostra provincia nel contesto
della nazione sarda?
Se si, l'arduo compito sarà cercare di esporre il nostro progetto in maniera
chiara e convincente.
Se no, l'arduo compito sarà quello di elaborarne finalmente uno.