Su Cuncordu pro sos desaparecidos sardos di Kiugar

Ogni estate, quando gli emigrati tornano a Tresnuraghes per ritrovare i familiari e le radici, come primo atto compiono un pellegrinaggio dal paese alla chiesetta campestre di San Marco. Sei anni fa, l'ultima volta che venne in Sardegna, anche Giovanni Mastinu si recò a piedi sulla collina che domina la vallata della Planargia sino al mare di Bosa. Aveva già i suoi anni, era anziano, affaticato da una vita di lavoro, di emigrazione, di sofferenze. Ma non per questo avrebbe mai rinunciato alla tradizione.


Nelle mani teneva il rosario e una piccola foto incorniciata. La foto di suo figlio Martino, sequestrato in Argentina da uno squadrone della morte, portato in un campo di concentramento, e poi scomparso nel nulla.
Era il luglio del 1976 e i generali golpisti, al potere da pochi mesi, avevano dato il via all'operazione di "pulizia". Martino Mastinu, aveva ventotto anni, faceva l'operaio nei cantieri navali di Tigre, una cittadina alla periferia di Buenos Aires. Ed era sindacalista. Per questo i militari golpisti lo condannarono a morte.
Probabilmente, dopo le torture e il carcere, fu caricato su un aereo e gettato nel Rio della Plata o nell'Oceano.
artino Mastinu è uno dei trentamila desaparecidos argentini, uccisi o spariti durante i sette lunghi, terribili anni della dittatura militare (1976-1983). Il padre Giovanni quella mattina del 1991 portò la foto del figlio alla chiesetta e la consegnò al parroco, don Paolino Fancello.


Poi salì sull'altare e raccontò la storia di Martino e della sua famiglia. Una storia simile a migliaia di altre.
Giovanni disse ai compaesani: Vedete questa foto? Per molti anni mia moglie Maria Manca l'ha portata appesa al collo ogni giovedì pomeriggio quando con centinaia di altre madri sfilava nella Plaza de Mayo, davanti alla "Casa Rosada" del presidente argentino.
Oggi questa foto la lascio qui perché anche voi, che lo avete conosciuto bambino e lo avete visto partire per il Sudamerica, possiate ricordarlo. E possiate soprattutto ricordare come sia scomparso.
Di Martino Mastinu e del cognato Mario Bonarino Marras esistono ancora gli atti all'Ufficio anagrafe. Per il Comune di Tresnuraghes e per lo Stato italiano sono ancora vivi: nessun documento ne ha mai dichiarato la morte o la morte presunta.


Mario Bonarino fu ucciso sotto gli occhi dei familiari da un gruppo di militari, mentre di Martino non si seppe più nulla.
Santina, sorella di Martino e vedova di Mario Bonarino Marras, uccisi dalla dittatura argentina nel 1976, era partita da Tresnuraghes con i suoi familiari quando aveva poco più di quattro anni. L'Argentina era la meta della speranza. Decine furono le famiglie tresnuraghesi che varcarono l'oceano alla ricerca di un lavoro. Santina e la sua famiglia incontrarono, invece, dopo molti anni di permanenza nel paese sudamericano, dolore e morte.
I tresnuraghesi Mario Bonarino Marras e Martino Mastinu finirono uccisi dai militari durante la dittatura. Marras morì sotto i suoi occhi, mentre teneva in braccio la figlia; Martino Mastinu sparì nel buco nero di quella violenza assoluta e disumana che è costata all'Argentina 30.000 desaparecidos, 11.000 prigionieri politici riconosciuti, 5.000 morti.
I militari argentini e chi li ha coperti in tutti questi anni hanno un debito aperto con Dio, con la storia e con l'umanità.
Santina Mastinu è una testimone di quel dolore assoluto. Lo si avverte non nelle parole, o nei suoi sorrisi timidi ed impauriti: il dolore è nei suoi grandi occhi tristi, un grido dell'anima che ferisce il cuore.
Ricordiamo Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras, come martiri sardi di un'idea di libertà, di un'altissima concezione della vita che vale la pena di essere vissuta solo da liberi.
Giustizia è dovuta!