Sul "costruire ponti" di "Deliu"

Commento che trae spunto dagli articoli de L'Unione Sarda del 14/09/1999 a riguardo delle dichiarazioni programmatiche di Mauro Pili del 13/09/1999 in occasione dell' insediamento a Presidente del Consiglio della Sardegna.


Leggendo il fondo e la cronaca dell'Unione Sarda riguardanti le dichiarazioni programmatiche di Mauro Pili mi è parso di scorgere una certa fiducia ed apprezzamento, non tanto per le possibilità del varo della giunta, quanto per le sue intenzioni. Posta in chiaro la mia posizione indipendentista vorrei far rilevare che:

  1. per quanto pensassi che gli intenti di Pili a "costruire una nuova nazione sarda" (U.S. del 17/07/99) fossero poco più che strumentali; per quanto mi trovassi d'accordo col direttore Bandinu nel constatare la difficile compatibilità dei progetti del Polo persino con quelli neanche tanto avanzati della Casa Comune dei Sardi (01/09/99); per quanto dissentissi radicalmente dalla ovvia chiusura di Pili sull'Indipendenza, tuttavia mi obbligavo a sperare in un rilancio della "questione nazionale sarda". L'economicismo, l'attenzione ad esclusive questioni burocratiche e finanziarie, evidenziate dal discorso di Pili sono servite a tornare alla realtà, tutt'altro che "alta", del discorso politico sardo. Non che tali questioni  non siano importanti, lungi da me il pensarlo, ma non troveranno soluzione così:
  2. Lo si capisce dalla citazione di Lussu e dalla metafora del ponte.
  3. Se anche riuscissimo ad individuare l'essenza dell'<<onestà>>, ovvero un'azione che sarebbe riconosciuta tale da tutti gli uomini; posto che Lussu abbia agito in tal modo e si meriti rispetto in quanto uomo onesto, non rimarrebbe altro che constatare, con tutta serenità, che Lussu ha causato a questa terra più danno che altro. Liberarsi dei padri diventa una esigenza, tanto più quando questi hanno insegnato a coltivare l'arte della rassegnazione e del fallimento: quando questi, a loro tempo non hanno avuto coraggio e, per giustificarsi, hanno incolpato il loro popolo di tradimento, nonostante siano stati loro a tradire gli aneliti di libertà. Aneliti che, nonostante lo si nasconda, anche il nostro popolo ha sentito. Non a caso:
  4. La storia del ponte, senza bisogno di metafore, racconta di Lussu che chiede ad un capo del consiglio italiano di risolverci un problema. E' questa la magica formula per la risoluzione dei problemi economici de sa Sardigna ? E' questo il cambiamento, l'autogoverno e tutto il resto? E' questa l'Autodeterminazione della nostra Nazione? Non sarà forse che essendo convinti che la "nostra" nazione sia s'Itaglia ci sentiamo in dovere, ancora una volta, di chiedere che ci risolvano tutto?
Concludendo. La metafora del "ponte" mi ricorda quella della "scala" avanzata in altra sede da Bachis Bandinu. "Se si è capaci di costruire il primo gradino si è capaci di costruire tutta la scala". Il problema, scala o ponte che sia, è di sapere verso dove e soprattutto cosa "si gettano". Anche Pili getta ponti e non è mistero che, come per tutti i politici unionisti sardi, portino a Romma e a s'Itaglia, ed in questo sono bravissimi. Tutto ciò però alla faccia della nostra (sventolata ma non creduta) diversità e della soluzione dei nostri (reali e ormai secolari) problemi. Impariamo a costruire scale, ma anche a mirare in sa zusta derettura.