Arlacchi, Aznar e il terrorismo di Franciscu Pala Scameroni

Arlacchi, Aznar e il terrorismo.
Il quotidiano spagnolo El Pais, intervista Pino Arlacchi, massimo responsabile dell'ONU per la lotta contro il crimine organizzato, il terrorismo e la lotta alla droga.


El Pais: "Cosa pensa della strategia antiterrorista del Governo spagnolo?"
P.Arlacchi: "La strategia adottata recentemente mi sembra molto efficace e democratica, e credo che debba essere applicata con tranquillità e nervi saldi. La sconfitta del terrorismo dipende specialmente dall'isolamento dei terroristi da parte della popolazione. Questo è quello che successe in Italia alle fine degli anni 70. Più che la repressione o le precauzioni poliziesche, quello che più contribuì alla fine del terrorismo fu l'isolamento in cui si videro relegati i terroristi. Nel momento in cui tutto ciò si verificherà anche in Spagna, il terrorismo avrà i giorni contati, e credo che questo stia già accadendo nei Paesi Baschi".


Nella sua risposta Pino Arlacchi esordisce con un'affermazione azzardata e chiude con una tesi indiscutibilmente non realistica. Ma analizziamo il testo.
La strategia antiterrorista del Governo spagnolo viene definita come "democratica". Di certo il buon Arlacchi dimentica (o vuole dimenticare?) le recenti condanne del Tribunal Supremo nei confronti di otto alti funzionari della Guardia Civil e della Policia arrestati per sequestro e omicidio di due presunti membri di ETA.
Altresì Arlacchi è dimentico dei manifesti malumori della Corte Constitucional che ha tacciato di incostituzionalità sia alcuni provvedimenti a livello carcerario applicati nei confronti dei prigionieri baschi, sia la modifica apportata alla Legge per l'incarcerazione dei minori.
Arlacchi dimentica poi l'annosa questione dell'aciercamento dei prigionieri: secondo la Legge spagnola ciascun detenuto non può essere rinchiuso in un carcere che disti più di 300 km dal luogo di residenza del detenuto stesso. Ebbene, l'85% dei detenuti baschi è rinchiuso in carceri molto più lontane dei 300 km stabiliti dalla legge. Questa situazione venne denunciata già anni fa da associazioni non governative come "tortura psicologica" per mancanza di contatti con parenti e conoscenti.
Caro Arlacchi, tutte queste violazioni della legge (e ve ne sono innumerevoli altre) possono essere definite come "democratiche"? La violenza (peraltro di autodifesa) di un cittadino può causare quella dello Stato? (vedi pena di morte).

Ma passiamo alla seconda metà della risposta, caratterizzata da una similitudine obsoleta e da una conclusione sbagliata. Il prof. Arlacchi ripresenta il vecchio e stantio paragone tra il "terrorismo" di ETA e il terrorismo delle Brigate Rosse. Non sarò certo io a dover spiegare che questa similitudine appartiene ad un modello di analisi ormai totalmente superato da qualsiasi politologo, sociologo o storico. Tralasciando questo punto per eccesso di ovvietà e consigliando al prof. di sfogliare qualche recente libro di geopolitica o quant'altro, porrei decisamente l'attenzione sull'ultima frase della risposta.

Arlacchi teorizza giustamente che l'unico modo per sconfiggere il terrorismo è l'isolamento di questo dalla popolazione. Questa affermazione è indiscutibilmente condivisibile ed è peraltro confermata per esempio dalle vicende irlandesi, dove solo il continuo sostegno/copertura della popolazione ha permesso all'IRA di continuare ad agire ed esistere. Il problema si pone nel momento in cui il celebre professore afferma che nei Paesi Baschi la popolazione stia isolando i guerriglieri di ETA. Chiunque abbia seguito, anche con superficialità, le recenti vicende di Euskal Herria potrà certamente rendersi conto dell'assurdità di tale affermazione. Il popolo e le formazioni politiche basche (anche quelle moderate), in modo più o meno manifesto, affermano che è Aznar a porre i presupposti dell'esistenza della lotta armata e considerano ETA e i suoi guerriglieri come partigiani. Come unica e legittima difesa contro i violenti attacchi (a tutti i livelli) dello Stato franco-spagnolo.

Per concludere, se io fossi stato nei panni di Pino Arlacchi, a quella domanda avrei risposto con triste ma onesta chiarezza: la politica antiterrorista applicata dal Governo spagnolo è una politica fallimentare, masochista e suicida che non porterà mai a nessuna soluzione pacifica. Se Aznar e i suoi ministri continueranno su questa linea d'azione si avrà come risultato il prolungarsi della attuale immobilità. Ma al Governo spagnolo, in fondo, fa molto comodo una situazione di stasi.
Una stasi fatta di infinite uccisioni, di bare, di funerali e di lacrime, che permettono la cinica e squallida creazione di miti ed eroi spagnoli martiri del mostro basco.

S'ISPERANTZIA DE PAGHE EST IN SA LIBERTADE (de sos Bascos craramente).