Istoria Sarda Sardinian History

 


Riportiamo qui di seguito alcuni passi riguardanti la storia medioevale-giudicale della Sardegna. Tali considerazioni sono sono state elaborate da Francesco Cesare Casula, uno storico sicuramente anti-indipendentista.

Come avrete modo di accorgervi, anche chi non vuole... deve! Davanti all’evidenza degli avvenimenti della storia sarda di quel periodo, anche chi non è indipendentista, anche un unionista, deve arrendersi… (salvo poi darci la sua interpretazione mortifera e fatalista della storia sarda).

Nb. Le note a commento dei passi sono, come capirete facilmente, nostre.

 

Da “Profilo storico della Sardegna catalano-aragonese”, in “Medioevo, saggi e rassegne”. ETS, Pisa, 1982.

...la lotta tra l’Arborea e l’Aragona fu generale e ad oltranza, condotta con la partecipazione popolare per oltre sessant’anni, dal 1353 al 1420, che mal si spiega se si seguita a pensarla alimentata da motivi puramente personali dei Bas-Serra.

L’intuibile presenza della “corona de logu de Arborea” nella dichiarazione di guerra all’Aragona (presenza che si palesa nell’effimera pace del 1388 e negli ultimi drammatici anni di vita del giudicato) dimostra che si trattò, invece, di uno scontro fra due Stati che non potevano convivere nel ristretto spazio di un’isola, con l’Arborea che geograficamente tagliava in due e condizionava la vita del regno di Sardegna e Corsica, e che coltivava aspirazioni ed interessi diametralmente opposti a quelli degli Aragonesi.

Questi ultimi pretendevano di attuare almeno la parte sarda del “regnum Sardiniae et Corsicae” come logico sviluppo dell’espansione Mediterranea della Corona d’Aragona. Gli Arborea, invece, cercavano di difendere il proprio diritto all’esistenza attaccando, come sempre; e nell’impeto tendevano a realizzare, forse, un antico sogno1 di unità nazionale risalente al tempo di Barisone I, nel XII secolo.

Più volte compare nelle fonti catalane e pontificie del 1364 e del 1378 il disegno di Mariano IV e di Ugone III di farsi nominare sovrani del regno di Sardegna e Corsica al posto del re di Aragona, così da ottenere con l’autorizzazione papale l’appoggio del guelfismo europeo per scacciare gli iberici dall’isola, e per unire finalmente sotto l’insegna dell’“Albero diradicato” tutte le popolazioni dei campidani e delle barbagie. E pare pure, da una cauta lettura2 dei documenti barcellonesi, che la maggior parte dei Sardi, per la prima ed unica volta nella storia3, fossero consapevoli o istintivamente d’accordo con i conterranei Arborea, e disposti a farsi sottomettere4 per costituire un unico grande stato-nazione5 isolano, tutto indigeno6 [pp. 30-31].

 

1. Chissà perché un “sogno” dei Sardi del passato non possa esser tale anche per i Sardi di oggi…

2. Se una “cauta lettura” porta ad affermare tutto ciò, a quali conclusioni porterebbe una lettura “azzardata” o anche soltanto un po’ più coraggiosa?

3. Suggeriamo… “per la prima e non ultima (certamente) volta nella storia”.

4. Soltanto chi non sa sognare [vedi nota 1] può pensare che la propria libertà sia una “sottomissione”.

5. “Unico! Grande! Stato-nazione!” sembra più indipendentista di noi.

6. No comment.

 

Ma continuiamo a leggere… […] ...dalla resa di Alghero in poi [1353 ndr] tutta la Sardegna precipitò in un clima di guerra generalizzata fin quasi alla metà del ‘400, difficile da sunteggiare perché la storia si frantuma in miriadi di scontri, episodi d’arme, battaglia ed avvenimenti particolari che convergono fatalmente verso la soluzione finale: la caduta del giudicato d’Arborea nel 1410/20 e la vittoria del “regno di Sardegna e Corsica catalano-aragonese”… […] Ma, prima di giungere a ciò esso [il regno sardo-corso, ndr] passò attraverso settantasette anni di guerra nazionalista, dal 1353 al 1420, seguìti da un periodo di rivolte organizzate, culminate con la sconfitta di Leonardo de Alagon nel 1478, e da una sotterranea ma diffusa e costante resistenziale sardista ancora individuabile in epoca moderna e contemporanea [pag 33].

...gli avvenimenti militari che occupano gli anni dal 1364 al 1376, fino alla morte di Mariano, sono importanti ma senza risultati politici conclusivi, anche se si ha l’impressione che la lotta assuma ora un carattere più nazionale e diretto, con la partecipazione, verosimilmente deliberata in “corona de logu” del popolo giudicale e dalla maggior parte dei Sardi regnicoli in rivolta [pag 39].

[a proposito di Eleonora, ndr] Insomma, fu una governante rispettabile ma non eccezionale, divenuta più celebre di Benedetta di Cagliari, di Adelasia di Torres e di Elena di Gallura (del secolo XIII) solo perché visse in un periodo di lotte indipendentiste, in un’epoca di edificazione statuale e di ricupero d’identità nazionale [pag 47].

Se si analizzano con attenzione le fonti indigene di quegli anni, come la famosa pace dell’88, ci si accorge che almeno dal 1364 facevano parte integrante del giudicato tutti quei territori e quei popolo liberati i quali, per loro volontà, con giuramento di “corona de curadorìa” formavano insieme all’Arborea la nuova «Nazione Sarda»; e precisamente: le curatorìe ultragiudicali di Nuràminis e Cixerri nel cagliaritano; di Montifèrru, Planàrgia, Màrghine, Dore-Orotèlli, Gocèano, Montacùto, (Bitti?), Nughèdu, Meilògu, Caputàbbas, Costavàlle, Anglòna, Romàngia e Figulìna, nel Logudoro.

Furono i Sardi di Oristano e di quelle contrade, avvicinati da Eleonora durante le visite locali di governo (nel medioevo le corti erano itineranti) o ricevuti nella curia della capitale, che indussero la giudichessa ad abbandonare eventuali interessi personali o velleità totalitarie (non assunse, come il fratello, attributi sospetti) e a proseguire nella guerra nazionalista che, si ricordi, doveva concludersi con la fine di una delle due entità politiche per giustificare la propria ragion d’essere.

Non si spiega altrimenti il fatto che malgrado Brancaleone si trovasse nelle mani di Pietro il Cerimonioso ed i Catalano-Aragonesi stessero da tempo quieti nelle loro estreme roccaforti sarde, la «Nazione» riprendesse la lotta ad oltranza per la redenzione dell’isola intera.

Evidentemente si era formata, o si stava formando, fra i più, una coscienza unitaria che impegnava fino al sacrificio supremo: gli avvenimenti fino al 1410/20 ed oltre, almeno fino al 1478, lo dimostrano… [pp. 48-49]

 

 

A nos intender kittu kin atteras pazinas de s’istoria de sa Natzione Sarda, iskrittas (no paret beru!) dae sos istoricos sardos unionistas…

Arrivederci a presto con altre pagine della storia della Nazione Sarda, scritte (incredibile ma vero) dagli storici sardi unionisti...