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1.

Geni, popolazioni e lingue. di Luigi Luca Cavalli-Sforza. Da "Le Scienze - Scientific American" n° 108. 6/99.

  L’albero genealogico delle popolazioni umane corrisponde a quello delle lingue del mondo: entrambi presuppongono migrazioni che avrebbero avuto origine in Africa.

 

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1. da "Geni, Popoli e Lingue" di Luigi Luca Cavalli-Sforza.

Adelphi Edizioni, Milano 1996.

 

Il nostro albero genealogico […] trova parallelismi sorprendenti in una recente classificazione delle lingue. Pertanto i geni, le popolazioni e le lingue si sono irradiati parallelamente mediante una serie di migrazioni che hanno avuto origine, a quanto pare, in Africa e si sono poi diffuse attraverso l’Asia in Europa, nel Nuovo Mondo e nel Pacifico.

 

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2. Classificazione linguistica proposta da  Merritt Ruhlen

in "A Guide to the World's Languages".

 

3. Particolare da: vedi 2.

 

Il concetto di albero genealogico ha un’importanza fondamentale per collocare tali eventi in una sequenza cronologica. Se gli altri fattori sono uguali, quanto più lungo è il periodo di tempo trascorso dalla separazione di due popolazioni, tanto maggiore dovrebbe essere la differenza (o distanza) genetica tra queste ultime. L’analisi potrebbe allora essere utilizzata anche per ricostruire una storia più complessa, riguardante […] più popolazioni.

 

Talvolta per le popolazioni umane si ricorre alla denominazione di gruppi etnici o «razze», anche se il razzismo ha reso il secondo termine alquanto detestabile. Le popolazioni umane sono difficilmente definibili in un modo che sia nel contempo rigoroso e utile perché gli esseri umani si raggruppano in una sbalorditiva varietà di sistemi […] in continua trasformazione. Le lingue ci danno, però, qualche aiuto.

La specie umana, per buona parte della sua storia è in alcuni casi ancora oggi, è stata organizzata in tribù di piccole dimensioni […]. Inoltre  vi è spesso una corrispondenza biunivoca tra lingua e tribù. Le lingue offrono così una giuda sommaria alla tribù di appartenenza e questa, quando la si conosce, permette una classificazione a grandi linee delle popolazioni. […]

 

Si può stimare l’affinità genetica sottraendo, ad esempio, la percentuale di individui Rh-negativi tra gli inglesi (16%) dalla stessa percentuale tra i baschi (25%), trovando una differenza di nove punti percentuali, ma tra gli inglesi e gli abitanti dell’Asia orientale la differenza diventa di 16 punti, una distanza maggiore che forse sottintende una separazione più antica di due gruppi. Non vi è così nulla di eccezionale nel concetto di distanza genetica. […]

 

Quanto più tempo è trascorso dalla separazione di due popolazioni, tanto maggiore è la distanza genetica tra esse. Pertanto la distanza genetica potrebbe fungere da orologio con cui datare la storia evolutiva.

Con pochissime eccezioni, sembra che le famiglie linguistiche abbiano, nel nostro albero genetico, una origine abbastanza recente. Tentativi compiuti da due gruppi di linguisti […] hanno dato risultati in linea con i dati genetici, del tutto indipendenti. Avevamo così confermato un’ipotesi avanzata nientemeno che da Darwin il quale, nel capitolo 14 di L’origine della specie, sosteneva che, conoscendo l’albero dell’evoluzione genetica, si sarebbe potuto prevedere quello dell’evoluzione linguistica. 

 

Perché l’evoluzione genetica e linguistica dovrebbero avere una così stretta corrispondenza? La risposta sta non nel determinismo genetico, ma nella storia: i geni non controllano la lingua, ma sono piuttosto le circostanze della nascita a determinare le lingue cui l’individuo è esposto. Le differenze linguistiche possono generare o rafforzare le barriere genetiche, ma è improbabile che siano la causa principale della correlazione.

 

L’evoluzione umana è costellata dalla frammentazione di popolazioni in parti, alcune delle quali vanno a insediarsi altrove. Ogni parte è soggetta a un’evoluzione linguistica e genetica che porta le tracce dei punti di ramificazione comuni: le correlazioni sono inevitabili. […]

Per isolare due popolazioni non è necessaria la frapposizione di oceani o catene montuose: basta la semplice distanza, come dimostrano gli studi genetici compiuti su molte specie animali. 

 

Dato che l’interscambio che si ha con le migrazioni è normalmente più grande a brevi distanze, ci si aspetta, e si trova, un grado tanto più elevato di differenza genetica quanto più distanziate sono tra loro le popolazioni; lo stesso accade per le lingue. Quando non vi siano barriere particolari, le variazioni sia genetiche sia linguistiche tendono a essere continue […].

 

Si dovrebbe richiamare l’attenzione su due tipi di eccezioni alla nostra regola della corrispondenza tra geni e lingue: le eccezioni in cui vi è una sostituzione di lingua e quelle in cui vi è una sostituzione di geni. Le prime si hanno quando un gruppo di persone sostituisce una nuova lingua alla propria lingua di origine, sotto l’influsso, per esempio di immigranti, o di conquistatori, o di una nuova élite culturale.

 

Tuttavia questo genere di sostituzioni non avviene sempre ed è meno probabile che accada quando la nuova lingua deriva da una famiglia linguistica diversa. La lingua basca è un caso estremo di relitto linguistico evidentemente sopravvissuto a millenni di continui sconvolgimenti linguistici nelle regioni confinanti.

La sostituzione dei geni, generalmente parziale, avviene quando una popolazione si mescola con un’altra. Il rimescolamento può essere assolutamente graduale e influenzare la frequenza relativa di tutti i geni in uguale proporzione. Questa gradualità distingue in maniera netta i geni dalle lingue che, per principio, o sono sostituite o non lo sono affatto.

 

Una lingua conserva l’integrità di origine anche se adotta un gran numero di parole di un’altra famiglia o sottofamiglia linguistica. I linguisti concordano, per esempio, sul fatto che l’inglese rimanga una lingua della sottofamiglia germanica, malgrado le parole di derivazione francese, greca e latina. Ciò che importa è che la struttura e il vocabolario di base conservino i caratteri della famiglia.

 

Questa differenza significa che, quando una ristretta minoranza impone la propria lingua alla maggioranza che ha conquistato, la sostituzione della lingua è quasi completa, mentre la sostituzione dei geni è proporzionale al rapporto demografico. […]

 

Può forse sorprendere che la prevista correlazione tra lingue e geni permanga nel tempo in misura così rilevante nonostante il rimescolamento causato dalle sostituzioni di geni o lingue. […] Altre analisi confermano oggi l’esistenza di questa correlazione [anche, ndr] a livello microgeografico, talvolta in modo superiore alle attese. […]

 

La spiegazione definitiva di questa correlazione tra geni e cultura deve essere ricercata nei due meccanismi di trasmissione: orizzontale e verticale. I geni, trasmessi sempre dai genitori alla prole, descrivono una traiettoria verticale attraverso le generazioni.

 

La cultura può essere a sua volta essere trasmessa di generazione in generazione, ma, diversamente dai geni, può esserlo anche orizzontalmente, tra individui che non hanno rapporti di parentela. […] Nel mondo contemporaneo la trasmissione orizzontale sta diventando sempre più importante. 

 

Ma le società tradizionali sono così chiamate proprio perché le loro culture vengono trasmesse da una generazione a quella successiva. La trasmissione prevalentemente verticale della cultura con tutta probabilità rende queste società molto più conservatrici.

 

Le sostituzioni di geni e di lingue costituiscono qualcosa di più che semplici e fastidiose eccezioni ai nostri schemi interpretativi. […] Gli studi di queste sostituzioni potrebbero fornire informazioni complementari a quelle che sono state offerte dal nostro lavoro. Le ricerche antropologiche sul campo devono confrontarsi con questi strumenti di indagine e con dati che stanno rapidamente svanendo. Documenti di incalcolabile valore ci sfuggono di mano con la perdita progressiva di identità da parte di popolazioni aborigene.

 

L’interesse crescente nel Progetto Genoma Umano può, d’altra parte, stimolare i ricercatori a raccogliere testimonianze della diversità [distanza, ndr] genetica umana prima che questa scompaia.

 

L'autore

 

Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 1922) ha insegnato nelle Università di Cambridge, Parma e Pavia, e attualmente è professore di Genetica all'Università di Stanford in California. Tra le sue opere apparse in italiano ricordiamo: Analisi statistica per medici e biologi (Torino, 1972), Introduzione alla genetica umana (Milano 1974), Genetica, evoluzione, uomo, scritto con Ammerman (Torino, 1986), Chi siamo, con F. Cavalli-Sforza (Milano, 1993).

 

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