INTRODUZIONE

 

In questa sezione potrete trovare notizie aggiornate giornalmente sulla campagna elettorale e le elezioni in Sardigna. Le fonti di questa rassegna sono costituite principalmente dai quotidiani sardi.

L'ottica con la quale abbiamo pensato questo servizio è quella indipendentista e nazionalista.

Non troverete quindi notizie sulla campagna elettorale dei partiti italiani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

17 marzo 2001   DOCUMENTI

 

Delibera de su Coordinamentu Natzionale  de Sardigna Natzione


In occasione de sas eletziones politicas de su 13/5/01, datu chi b’est istadu s’invitu de su Partidu Sardu a faghere listas paris su Coordiamentu Natzionale at deliberadu chi :
Sardigna Natzione est disponibile a un’alleanztia elettorale chin su Partidu Sardu solu si su Partidu Sardu si pronuntziat in manera crara supra sa voluntade de cherres segare sas trattativas chin sos partidos italianos e italianistas e s’inpignat in sa pelea de liberatzione natzionale pro pissighire su dirittu de sa natzione sarda a s’indipendentzia.

Su coordinadore - Bustianu Cumpostu


 

19 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Il Partito Sardo si mette la berritta

Il consiglio nazionale del Psd’Az approva la linea nazionalitaria di Giacomo Sanna con 58 sì e tre astensioni

Naufraga il patto con l’Ulivo: «Andiamo con Sardigna Natzione»

 

Nuoro Il Psd’Az non vuole più fare da bravo: alle politiche si presenterà insieme a Sardigna Natzione, e se l’accordo con gli indipendentisti - che sembra già a buon punto - non dovesse andare in porto, i Quattromori correranno da soli. In ogni caso nessuna intesa col centrosinistra, che fino a ieri mattina ancora corteggiava i Quattromori.
Alle dieci di ieri sera Giacomo Sanna si è visto approvare la linea del “sardismo duro e puro” da quasi tutto il parlamentino sardista. Neppure il presidente del partito Lorenzo Palermo e il senatore uscente Franco Meloni, considerati ulivisti irriducibili, hanno bocciato la relazione del segretario: su 58 consiglieri si sono astenuti solo in tre, compreso l’ex consigliere regionale Salvatore Bonesu. Ancora traumatizzata dall’addio di Efisio Serrenti e dei suoi sostenitori, la dirigenza del Psd’Az ha preferito compattarsi attorno alla scelta nazionalitaria, sia pure dopo un dibattito lungo e intenso, piuttosto che frammentarsi una volta di troppo.
Per la prima volta, dopo alcuni esperimenti alle amministrative, i sardisti stringono un patto con SN per le politiche e scelgono una rotta estrema, nemica dei poli nazionali, lontana dal centrodestra «improponibile» e dal centrosinistra «indeciso».
In apertura di assemblea Sanna aveva raccontato senza peli sulla lingua le ultime trattative per tenere il partito sardo all’ombra dell’Ulivo: «Ci hanno detto che il tavolo era sgombro, che non c’erano problemi né pregiudiziali. Poi ci hanno spiegato che il problema sardista sarebbe arrivato su un tavolo romano per il via libera definitivo, e che al più tardi sabato ci avrebbero fatto sapere». Il telefonino del segretario, neanche a dirlo, è rimasto muto fino a domenica sera: il “problema sardista” (almeno due collegi per i Quattromori, uno a Sassari e uno a Nuoro) era tutt’altro che chiuso. E il Psd’Az ha deciso di risolverselo da solo, chiudendo definitivamente con un centrosinistra «che mi ha dato l’impressione di bluffare più che di trattare, pronto a promettere cose che non poteva mantenere», ha tagliato corto Sanna. A parole, ha spiegato al parlamentino del partito sardo, tutti ci vogliono un bene dell’anima, quelli di un Polo e quelli dell’altro. Ma solo a parole. Ragion per cui si va con gli altri, i radicali di Sardigna Natzione. Che magari al Psd’Az non hanno mai voluto particolarmente bene, e anzi lo hanno spesso criticato e sconfessato. Ma oggi, se si vuole mettere insieme un cartello del sardismo nazionalitario, sono gli unici con cui si può andare. In fondo il Psd’Az è stato anche il partito di Antonio Simon Mossa, e a molti militanti sorrideva da tempo l’idea di una scelta di campo netta.
Il via libera di SN era arrivato poche ore prima, a notte fonda, dopo una lunga riunione del consiglio nazionale. Anche gli indipendentisti hanno dovuto superare qualche mal di pancia prima di abbracciare i Quattromori, ma alla fine, verso l’una del mattino, i dirigenti di SN hanno votato all’unanimità la bozza dell’alleanza. Un testo che ribadisce le posizioni radicali del movimento creato da Angelo Caria, e impegna gli alleati sardisti a «segare sas trattativas chin sos partidos italianos e italianistas e a s’impignare in sa pelea de liberatzione natzionale». Tradotto per i non nazionalitari, il Psd’Az deve troncare i rapporti con tutti i partiti italiani e italianisti, e impegnarsi nella lotta di liberazione nazionale della Sardegna. A cominciare da stamattina, collegio per collegio.

Celestino Tabasso


 

19 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Centrosinistra: così vince il Polo

 

Ci hanno sperato fino alla fine. Dopo l’ultimo intervento, quando i sardisti si son presi cinque minuti di pausa prima di votare il documento del segretario, i leader dell’Ulivo credevano ancora in un ripensamento.
Magari non una sconfessione aperta della linea nazionalitaria, magari non una vocazione ulivista riscoperta in extremis; però si sa che in politica cinque minuti di pausa e di riflessione possono dilatarsi fino a mezz’ora, o un’ora, possono lievitare fino a far slittare la decisione ancora di qualche giorno, allargando i margini per una trattativa.
E invece sono stati davvero cinque minuti, poi i consiglieri nazionali del partito sardo sono tornati in assemblea e hanno affondato disciplinatamente l’alleanza con i progressisti. E ora all’Ulivo non resta che la delusione. Il rammarico, per usare le parole di Gianvalerio Sanna, segretario regionale del Ppi: «Non posso dire di essere sorpreso, ma questo punto non so se il Psd’Az abbia partecipato al tavolo dell’Ulivo per pura cortesia. Sì, la segretaria sardista aspettava di conoscere la posizione della nostra coalizione su alcune questioni, ma quando si è veramente interessati a una risposta si può anche attendere un po’, se è necessario. Hanno scelto di non attendere, e ora vedo un partito ancora reduce da un profondo travaglio, da tribolazioni interne, che fa una scelta di isolamento piuttosto che di unità. Non lo capisco, non lo condivido. Quanto a noi, la scelta del Psd’Az comporterà un “di meno” per il centrosinistra, non ci aiuta certamente».
Negli ultimi giorni Giacomo Sanna lo aveva lasciato capire in più di un’occasione, fino a mettere nero su bianco l’addio alla coalizione autonomista, sia pure «a titolo personale». I sardisti avevano carezzato più volte l’idea di andare da soli o con gli indipendentisti, e per qualche settimana era parso più probabile un patto con i dantoniani del Pps che con l’Ulivo. Oggi nessuno cade dalle nuvole, insomma, ma la prospettiva di battersi contro il centrodestra e contemporaneamente fare i conti con un terzo polo regionale non entusiasma nessuno.
Completamente diversi, come è ovvio, gli umori di Sardigna Natzione. Per il coordinatore Bustianu Cumpostu «deve interessare a tutti i sardisti un fronte indipendentista che si batte contro quello italianista, è questo il vero scontro». Quanto all’idea che qualche elettore radicale possa storcere il naso, o che possa nascere una formazione più oltranzista che rifiuta il patto col Psd’Az, Cumpostu non ha preoccupazioni: «Non esistono indipendentisti più “duri e puri” di noi, nel nostro movimento c’è spazio per tutti. Ma dobbiamo capire che la questione sarda non può essere risolta da un partito unico del sardismo, questo non può più pensarlo nessuno, a cominciare dal Psd’Az. Il problema che dobbiamo affrontare è un altro, e cioè far capire ai sardi che essere una nazione non solo un diritto che ci spetta, ma nell’Europa di oggi è anche uno status che ci conviene conquistare».


 

20 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Cartello nazionalitario.

Vertice a Oristano prima della sfida contro gli “italianisti”

Il polo sardista alle grandi manovre

Psd’Az e Sardigna Natzione preparano le candidature comuni

 

Se non fosse che uno ha l’accento sassarese e l’altro è di Bitti, non sarebbe facile distinguere quando parla il segretario sardista e quando il coordinatore indipendentista.
A ventiquattr’ore dal consiglio nazionale del Psd’Az che ha sancito l’addio al centrosinistra e l’alleanza nazionalitaria con SN, Giacomo Sanna e Bustianu Cumpostu si sono incontrati a Oristano per ragionare sulle candidature comuni alle politiche e mettere a punto l’alleanza. Un punto fermo per il momento c’è già, ed è la scelta di fare guerra alle due maggiori coalizioni contemporaneamente. Per Sanna «è ora di portare i sardi a una ribellione democratica. Noi siamo la vera alternativa a quel che ci propina la politica nazionale, non può interessarci se il nostro progetto politico può avvantaggiare uno dei poli o danneggiarlo». Per Cumpostu «la scelta fra i due schieramenti è una cosa che abbiamo superato da tempo; non vogliamo scegliere tra due padroni, vogliamo scegliere la libertà».
Soli contro tutti, in un cartello che forse si chiamerà Fortza Paris e che sicuramente darà fastidio al centrosinistra in alcuni collegi chiave, a cominciare dal Nuorese. Sulle probabilità di piazzare almeno un parlamentare nazionalitario, il discorso si fa molto più complicato. Eppure secondo Sanna «i sardi possono questo e altro, se vogliono: basta spiegare agli elettori che non esiste solo diritto a lamentarsi. Quanto alle percentuali, vogliamo essere presuntuosi. Questo per noi è il momento ideale, lo scenario pone una sola alternativa ai sardi: unirsi in progetto di liberazione e decidere di contare davvero».
Cumpostu il problema degli onorevoli non se lo pone neppure: «Sono cento milioni gli europei che vivono in nazioni senza stato e senza confini o in stati minori schiacciati da governi più forti, come il Portogallo zittito dalla Spagna di Aznar, che ormai a Bruxelles parla a nome dell’intera penisola iberica. Agli occhi di questi cento milioni di europei i sardi devono accreditarsi come un popolo che ha coscienza di sé e si vuole autodeterminare, che ha capito come l’indipendenza non solo gli tocchi di diritto ma soprattutto gli convenga, in un’Europa che ha gli stati come interlocutori. È questo che vogliamo, è a questo che deve servire il progetto dell’alleanza col partito sardo».
Ma c’è un passaggio più immediato da compiere, prima di farsi ammettere da bretoni e portoghesi nel club degli “oppressi consapevoli”. Sardigna Natzione deve convincere i suoi elettori che si può votare un candidato del Psd’Az e viceversa. Fra le due formazioni raramente è corso buon sangue, e molti militanti indipendentisti sono ex sardisti che hanno lasciato polemicamente i Quattromori, spesso giudicato troppo cauto. Un falso problema, tanto per Sanna, che invita chiunque «a leggere il primo articolo del nostro statuto, dove si parla diffusamente di indipendenza», quanto per Cumpostu: «La storia di un popolo è fatta dalle persone, che possono commettere errori o fare scelte giuste, ma soprattutto dagli atti concreti e dalle scelte coraggiose. Abbiamo deciso di stare insieme per dare l’indipendenza ai sardi, il nostro progetto è un fatto storico. Il resto conta poco». (c. t.)


 

20 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Delusione nel Centrosinistra per il «no» del Psd'Az, che ora avvicina Sardigna Natzione

di Simona Damiani

CAGLIARI. [...] Il clima per l'Ulivo non è comunque di festa, perchè pesa - e molto - il mancato accordo con il Psd'Az, che era giudicato decisivo per una vittoria in Sardegna nei collegi uninominali della Camera e del Senato. La mancata risposta sulla trattativa ha spinto il segretario sardista Giacomo Sanna, che non era certo favorevole all'intesa con l'Ulivo, a proporre senza indugi al consiglio nazionale, che si è riunito domenica a Nuoro, di votare per la propria linea: alle elezioni il partito dei 4 Mori si presenterà da solo o con Sardigna Natzione. I contatti con la formazione guidata da Bustianu Cumpostu sono già stati avviati e le previsioni parlano di un'intesa «nazionalitaria» contro i due «poli italianisti».
Dopo la riunione di venerdì tra la delegazione sarda dell'Ulivo e i dirigenti organizzativi nazionali, sarebbe toccato al vertice romano dare una risposta sui collegi da offrire al Psd'Az. Ma anche a livello regionale Ds e Ppi si erano mostrati divisi. Causa dello scontro, pare, soprattutto il collegio nuorese della Camera, che i popolari avevano già assegnato al capogruppo di Montecitorio Antonello Soro. Ai sardisti non sono piaciute né l'«interferenza» romana né la chiusura sui collegi. E i contrari all'accordo con l'Ulivo hanno colto al volo l'occasione per rompere i rapporti.
Il mancato accordo con il Psd'Az ha fatto esplodere polemiche nel Centrosinistra. L'ex presidente della Regione, Federico Palomba, ha espresso «vivissima preoccupazione» perchè «stanno prevalendo gli egoismi e le prepotenze dei partiti e dei singoli a discapito degli interessi della coalizione». In questo modo «il Centrosinistra rischia, commettendo gli stessi errori, di perdere come già successo alle elezioni regionali del 1999». Occorre «cambiare radicalmente direzione». Quando alla trattativa col Psd'Az «bisognava rispettare la dignità del partito sardista». [...]


 

20 marzo 2001   IL QUOTIDIANO

 

Sardisti, primo incontro con Sardigna Natzione

Dopo il consiglio nazionale di Nuoro di domenica scorsa

Il consiglio nazionale del Psd’Az tenutosi domenica scorsa a Nuoro ha approvato la linea politica del segretario Giacomo Sanna: i sardisti non si presenteranno alla politiche assieme al centro sinistra ma cercherannno una collocazione autonoma dai due poli. La relazione di Sanna, approvata quasi all’unanilità, ha posto dunque la parola fine al rapporto con l’Ulivo cementato in questi anni a livello politico e amministrativo. I quattro mori, delusi da questa esperienza, guardano ora a nuove alleati e a nuovi accordi. Pronti a raccogliere la nuova sfida dei quattro mori sono gli indipendentisti di Sardigna Natzione. Dopo una uha seduta del consiglio nazionale terminata nella tarda notte di sabato, il partito ha deciso di aprire le braccia ai “fratelli” sardisti a condizione di rompere ogni trattativa con i «partiti italiani e italianisti». Il giorno dopo da Nuoro è arrivata a Sale e compagni la risposta desiderata. Ieri si è svolto un primo incontro tra le delegazioni di Sardigna Natzione e del Psd’Az. La volontà di arrivare ad un’intesa è forte: «Non vogliamo rinunciare alla lotta di liberazione e alla rivendicazione del diritto d’indipendenza» fa sapere il segretario nazionale di Sn Bustianu Cumpostu. Al di là del linguaggio rivioluzionario sembra che stavolta i vessilli della sardità marceranno assieme. - G.S.


 

21 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

L'Ulivo tenta l'ultima carta con il Psd'Az
Pili dice sì alla riunione del Centrodestra sardo. Devoto candidato del Polo?

Il vertice sardista oggi da Rutelli

di Filippo Peretti

CAGLIARI. L'Ulivo gioca l'ultima carta per convincere il Psd'Az a ripensarci e a confermare l'accordo del 1996: il segretario sardista Giacomo Sanna è stato invitato a incontrare oggi a Cagliari il candidato premier Francesco Rutelli, che già ieri a Olbia ha rivolto un appello al partito dei 4 Mori. Ci sono ancora spazi di trattativa dopo che domenica il consiglio nazionale del Psd'Az ha deciso che il partito si presentarà da solo o con Sardigna Natzione alle elezioni del 13 maggio?
[...] Il Centrodestra è apparso soddisfatto dalla scelta del Psd'Az di non allearsi con l'Ulivo: per la maggioranza che governa la Regione si aprono infatti nuove prospettive anche nei collegi storicamente più difficili, come quelli di Nuoro. Dove Forza Italia punta a invertire la situazione candidando il presidente regionale della Confindustria Riccado Devoto (Camera) e l'assessore al Bilancio Pietro Pittalis (Senato). Le due scelte non sono ufficiali: Devoto e Pittalis sono incerti.
Ma l'equidistanza del Psd'Az ha soddisfatto il Centrodestra anche per una ragione di prospettiva. Il Polo, infatti, ha l'obiettivo di allargare la maggioranza al partito dei 4 Mori e non è forse un caso che ci sia un dialogo - non fitto ma molto riservato - con il segretario sardista Giacomo Sanna. I due smentiscono, ma secondo indiscrezioni Mauro Pili punterebbe proprio su Sanna per la presidenza della Regione nell'ipotesi di una crisi della giunta di Mario Floris.
[...]


 

22 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Rutelli: "appello al PSd'Az".

Sale in treno ad Oristano e a Cagliari lancia «Mistretta sindaco»

 

[...] Appello al Psd’Az. Francesco Rutelli ha ribadito la volontà di ricucire al più presto lo strappo del centrosinistra con i sardisti: «Ho incontrato Mario Melis, cercherò ancora il dialogo con il Psd’Az, è importantissimo ritrovare al più presto l’intesa nel comune interesse di battere il centrodestra». [...]


 

22 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Piacione nella stanza del vescovo

E dopo la benedizione un bacio a Mario Melis

 

Nuoro. L’atmosfera dolcissima si è un momento irrancidita non appena il candidato premier, vistosamente gasato dalla benedizione del vescovo, è arrivato in piazza Mazzini. Un abbraccio, con l’aggravante di un bacio, che Francesco Rutelli scambia con Mario Melis sotto la tribuna e dalla folla fino a quel momento sorridente e spensierata schizzano via un paio di sardisti, il veleno che cola dai denti e un proclama Il bacio di Giuda, il bacio di Giuda sibilato in coro prima di sparire verso i Giardini. [...]

Mario Melis, leader storico del Psd’Az, attende l’amico personale («Conosco Rutelli da quando, giovanissimo, militava coi radicali di Pannella allora molto attenti al partito sardo») proprio sotto la bandiera verde dell’Ulivo, mentre il senatore Gianni Nieddu, alle sue spalle sulla gradinata del bar, inavvertitamente gli scaccola sul cappello la cenere della sigaretta.
Applausi e ovazioni per il candidato premier che, dopo i saluti del sindaco Zidda (continuità territoriale, solidarietà, federalismo), prende la parola sui suggerimenti appena appuntati. «Un tributo di affetto dal Continente al cuore della Sardegna», è l’attacco su un discorso incentrato su: continuità territoriale, solidarietà, federalismo.
La fiducia nella vittoria del 13 maggio c’è, ribadita e rafforzata anche grazie alla buona nuova: «Giuliano Amato Amato si candida a Grossetto con l’Ulivo». Dopo un paio di schiaffoni ricevuto dal premier in carica finalmente una carezza dello stesso Amato, al telefono «mentre viaggiavo per Nuoro». Vinceremo, vinceremo. Il popolo del centrosinistra leva ancora le mani, i fogli a quadretti per l’autografo, le lettere disperate dei disoccupati e di chi lotta contro la burocrazia, e i birignao Salutami Barbara di certe signore. «Sono una nuova elettrice», lo informa una ragazza che guadagna un bacio del candidato premier. E ancora un bacio per Mario Melis che lui sì, vorrebbe che il partito galoppasse col centrosinistra. «Ti chiamo al telefono», gli dice Rutelli, prima di salire sulla Fiat Marea, verde.

Piera Serusi


 

22 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Rutelli: Ennesimo appello ai sardisti
Ma Sanna (PSd'Az) non cede

di Roberto Morini

NUORO. Mario Melis non si rassegna alla decisione del vertice del Psd'Az di correre da solo alle politiche: «Un regalo alla destra», accusa. E affronta il problema in un breve colloquio con Rutelli. Ma Giacomo Sanna non cambia idea: «Melis parla a titolo personale. La decisione è presa».

NUORO. Mario Melis, «il nostro patriarca» come lo ha salutato Francesco Rutelli, non si rassegna alla decisione del vertice del suo partito, il Psd'Az, di correre da solo alle politiche. La storia di sinistra del partito, la sua personale vicenda politica gli rendono difficile questa scelta.
«Sono contrario a questa scelta per due motivi», annuncia al cronista un'ora dopo l'abbraccio con cui il candidato premier dell'Ulivo lo ha salutato al suo ingresso in piazza Mazzini, prima di salire sul palco, e pochi minuti dopo un breve conciliabolo tra i due, a voce bassa, quasi sussurrando in mezzo alla folla al termine del comizio. Poche parole e poi l'accordo di risentirsi al telefono.

 

PSd'Az e SN scelgono i candidati unitari

Dopo la rottura del dialogo con l'Ulivo, il Psd'Az ha intensificato i contatti con Sardigna Natzione per presentare candidati in tutti i collegi di Camera e del Senato. I nomi per la lista proporzionale (che si chiamerebbe Forza Paris o Indipendentia) sarebbero quelli dei due segretari, Giacomo Sanna (Psd'Az) e Bustianu Cumpostu (Sn).


 

23 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Conferenza programmatica dei Ds

Cabras attacca il Psd’Az: «Con Sardigna Natzione in fuga dalla realtà»

 

«Una fuga dalla realtà». Così il segretario regionale dei Ds ha liquidato ieri mattina la scelta del Psd’Az, che anziché allearsi col centrosinistra vuole costituire un polo indipendentista insieme a Sardigna Natzione. Antonello Cabras ha bocciato la decisione del consiglio nazionale sardista dopo aver illustrato insieme a Carlo Salis «l’orizzonte federalista e lo sviluppo della Sardegna». È il tema della conferenza programmatica dei Ds che si svolgerà sabato prossimo a Cagliari. «Per i Democratici di sinistra - ha detto Salis - si tratta della ripresa del confronto sui temi della elaborazione programmatica dopo un periodo di quasi eclissi. La scadenza della conferenza programmatica è stata anticipata a marzo per non farla coincidere con la campagna elettorale ed avrà cadenza annuale». «La scelta del tema che caratterizza la conferenza è significativa di come noi vediamo i problemi dell’Isola - ha spiegato Cabras - e di quali possibili soluzioni si possono individuare. Si tratta di un approccio essenziale in grado di mettere in chiaro un’idea dello sviluppo strettamente intrecciata con la ridefinizione dell’assetto dei poteri». Secondo Cabras grazie anche alle intuizioni di chi («come il sardista Mario Melis») ha governato la Sardegna negli anni tra dalla metà degli anni ’80 al ’90, la Regione ha compiuto passi avanti notevoli e adesso il contesto dello sviluppo più complessivo aiuta anche i Sardi a individuare e sfruttare le nuove opportunità. «La Sardegna - ha concluso - dispone oggi di un capitale potenziale in grado di stimolare crescita e occupazione, utilizzando le opportunità della società tecnologica avanzata».


 

23 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Melis: «Nessun bacio di Giuda a Rutelli»

 

Sono stato molto incerto se ignorare il pesante insulto, davvero pesante, riportato nella nota di cronaca dedicata al discorso di Rutelli della cronista dell’Unione, ma ho deciso alla fine che un atto di riguardo a una “testata storica” sarda ed ai suoi lettori sia doveroso. Così il cordiale abbraccio che Rutelli mi ha dedicato nel salutarmi è stato interpretato da alcuni sconosciuti, definiti sardisti (ma chissà? Forse erano berlusconiani), come il “bacio di Giuda”, Giuda sarei io. E il cordiale abbraccio di Mariolino Floris nel recente incontro a Cagliari, presente il Direttore dell’Unione, che bacio sarebbe? E quello del mio amico Mauro Pili, candidato capolista berlusconiano alle Regionali? E di Gian Franco Anedda?
Io mi onoro di avere tanti amici anche tra gli avversari e di godere della loro stima, rispetto ed affetto. Rutelli è uno di questi. E ne sono onorato. Come sono onorato della stima e fiducia che in tante occasioni, sia professionali che politiche, mi hanno manifestato decine di migliaia di contadini, pastori, professionisti, imprenditori ed intellettuali ogni qual volta mi sono proposto come loro rappresentante nelle Istituzioni.

Mario Melis


 

23 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Melis: «Il Psd'Az sbaglia a isolarsi, favorisce la destra»

di Mario Melis

MENTRE ascoltavo, tra la folla dei numerosi nuoresi, il discorso elettorale del mio vecchio amico Francesco Rutelli, riflettevo con crescente preoccupazione all'orientamento del segretario nazionale del Partito sardo d'azione di presentare alle imminenti elezioni politiche liste di candidati sardisti alleati solo con esponenti di Sardigna Natzione. L'ipotesi si colloca nel quadro di una legge elettorale che premia per la Camera solo i candidati delle liste che riportino almeno il 4% dei voti in sede nazionale e per il Senato, i più votati nei singoli collegi.
Presentarsi da soli con queste premesse e con l'attuale forza elettorale sardista significa solo fare una battaglia di bandiera senza possibilità alcuna di successo. Può avere un significato di nobiltà ma estraneo al duro confronto politico che postula pur sempre una speranza.
Ma ciò che mi lascia fortemente perplesso è il fatto che congelando il voto sardista finiremo con il favorire i candidati berlusconiani che nel partito sono considerati, non per le persone di certo rispettabili, ma per il condizionamento berlusconiano, naturali pericoli per le prospettive di sviluppo sardo.
La destra storica italiana ha emarginato la Sardegna condannandola a subalternità economica, sociale e civile.
Non sono affatto certo che con le sinistre italiane i problemi vengano rapidamente risolti ma, passo dopo passo, ritengo che si aprano prospettive valide, come precedenti esperienze hanno concretamente dimostrato.
Escludo che il consiglio nazionale sardista abbia votato alcun ordine del giorno conclusivo, ma solo la relazione del segretario il quale, giustamente, lamentava atteggiamenti evasivi, tutto sommato inconcludenti, da parte della delegazione delle sinistre. Ma questo attiene a comportamenti di persone e non dei rispettivi partiti; credo che in sede di confronto conclusivo sia possibile trovare onorevole intesa tale che consenta al partito sardo di essere rappresentato e di far valere le ragioni sardiste nel prossimo Parlamento.
Sono contrario alla battaglia in solitudine non solo perché mancando i nostri voti a sinistra si favorisce la destra, rinunziando per di più preventivamente ad essere rappresentati nella maggiore istituzione nazionale, ma soprattutto perché il Partito sardo è sin dalle sue origini partito di popolo e non può neppure indirettamente favorire i suoi avversari di sempre. Mi rendo conto che tanto localmente come in sede regionale e nazionale abbiamo avuto scontri con i partiti di sinistra e vi siano nella base sardista legittimi risentimenti. Mi rendo però altresì conto che tutto ciò deriva dal fatto che militiamo in partiti diversi ed è quindi facile l'occasione di scontro. Ciò che però rileva sono i valori di fondo che da anni non sono mai venuti meno.
Chiudersi in una sterile solitudine è di norma un errore. In politica è solo rinunzia. Non è nella tradizione sardista che battaglie in solitudine le ha sempre affrontate con prospettive serie e concrete di successo. Che non è mancato!


 

23 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

La Quercia riapre al Psd'Az: «Non rompiamo sui collegi»

di Filippo Peretti

CAGLIARI. Centrosinistra. Dopo la decisione del Psd'Az di non confermare l'accordo del 1996. Ieri il direttivo dei Ds ha riaperto ai sardisti: «Non possiamo rompere per una questione di collegi». Nella Quercia, disposta a fare sacrifici per accontentare i sardisti, c'è malumore nei confronti del Ppi, accusato di aver chiusi gli spazi della trattativa col Psd'Az per difendere i propri collegi blindati e di volersi assicurare altri posti meno rischiosi. Nei Ds per il collegio senatoriale di Sassari, chiesto anche dai popolari per Giovanni Giagu, si fa ora il nome della scrittrice Bianca Pitzorno. Mentre è ormai decisa la candidatura del segretario Antonello Cabras come capolista nel proporzionale e nel collegio di Iglesias. Spazi forse chiusi per Federico Palomba.


 

24 marzo 2001   UNIONE SARDA

 

Sanna: «Il Psd’Az non fugge dalla realtà Alle politiche dovrete fare i conti con noi»

 

Venti righe per respingere al mittente gli appelli a fare marcia indietro. In una lettera aperta il segretario del Psd’Az Giacomo Sanna conferma l’addio al centrosinistra e l’alleanza con Sardigna Natzione, spiegando: «Si fa frenetica l’attività di chi ha la pretesa di condizionare dall’esterno scelte politiche proprie degli organismi statutari del Psd’Az. Né ingerenze e neppure forzature possono stravolgere le volontà del nostro Consiglio nazionale. La nostra autonomia di azione dai poli italianisti è reale, concreta e tangibile. A chi enfatizza l’esperienza della Giunta Regionale con il centro sinistra della fine degli anni Ottanta dico che quella collaborazione di governo ci è costata soltanto 100mila voti, anche se ciò non ha impedito al Psd’Az di apprezzare episodi di cultura e strategia politica, talvolta condivisibili. Ma oggi sono molti i motivi che ci dividono dal centrosinistra rutelliano, primi fra tutti una serie infinita di impegni disattesi dall’Ulivo sullo sviluppo in Sardegna. La notizia non è il mancato accordo con l’Ulivo. È molto di più. È l’aver favorito un evento di portata storica: la creazione di un fronte nazionalitario sardo, che si presenta unito alle elezioni e non certo per fare pura testimonianza. Tutto questo non è una fuga dalla realtà, ma la realtà con cui dovranno fare i conti il polo di destra e di sinistra in Sardegna alle prossime politiche.


 

24 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

«Troppe divisioni con l'Ulivo, nasce il fronte nazionalitario»
Sanna replica a Mario Melis

Giacomo Sanna

Si fa frenetica l'attività di coloro che hanno la pretesa di condizionare dall'esterno scelte politiche proprie degli organismi statutari del Partito sardo d'azione. Né ingerenze e neppure forzature, possono stravolgere le volontà del nostro consiglio nazionale.
Il 13 maggio per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato, i Quattro Mori saranno con Sardigna nazione, per rilanciare con determinazione e forza la grande battaglia per l'indipendenza della Sardegna ed offrire ai sardi una reale alternativa alla politica italiana. Scelta questa, ampiamente legittimata dal dettato dell'articolo 1 del nostro statuto e decisione quantomai opportuna ed in linea con quanto stabilito dal Congresso nazionale lo scorso mese di luglio a Sassari. La nostra autonomia di azione dai poli italianisti è reale, concreta e tangibile. A chi enfatizza l'esperienza della giunta con il centrosinistra della fine anni ottanta, dico che quella collaborazione di governo ci è costata soltanto 100 mila voti, anche se ciò non ha impedito al Psd'Az di apprezzare episodi di cultura e strategia politica, talvolta condivisibili. Ma oggi sono molti i motivi che ci dividono dal centrosinistra rutelliano, primi fra tutti, una serie infinita di impegni disattesi dall'Ulivo sulle grandi questioni dello sviluppo in Sardegna, il fallimento sul terreno delle grandi riforme e l'uso strumentale del Federalismo, del quale si ha paura persino di sciverne la parola nel testo di legge.
Ed è anche per questi motivi che nessuno di noi è più disposto a sentire ancora per molto che l'interruzione del dialogo pre-elettorale con il centrosinistra è legato soltanto ad una questione di collegi. Mentre è vero che, i nostri ipotetici alleati, hanno tentato di allettare alcuni dirigenti, con iniziative criptate condotte al di sopra della dirigenza sardista e che, per la serietà dei nostri uomini, non hanno turbato l'autonoma decisione del parlamento sardista. Tuttavia, la notizia non è il mancato accordo elettorale con l'Ulivo. È molto di più. È l'aver favorito un evento di portata storica: la creazione d'un fronte nazinalitario sardo, che si presenta unito e compatto alle politiche. Non certo per fare testimonianza, ma per concorrere, con concrete possibilità di successo, all'elezione di propri rappresentanti nel parlamento italiano. Tutto questo non è una fuga dalla realtà, è, molto più semplicemente, la realtà con cui dovranno fare i conti il polo di destra e di sinistra alle prossime elezioni politiche. Se poi qualcuno vuole offrirsi per la campagna elettorale dei nostri futuribili avversari, faccia pure, ma non si permetta di pensare che sia possibile distorcere a proprio uso e consumo le decisioni del partito o commisurarle agli interessi di forze politiche distinte del Psd'Az.


 

25 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Psd'Az, Melis replica al segretario: «La mia giunta non fece perdere voti al partito»

Il Psd'Az. Mario Melis, che aveva criticato la scelta sardista di non confermare l'accordo con l'Ulivo, ha ieri controreplicato al segretario del partito Giacomo Sanna. «Mi si accusa - ha detto Melis - di aver fatto perdere 100 mila voti al partito dopo i cinque anni della mia giunta. Debbo invece ricordare che nel 1984 abbiamo avuto 138 mila voti, nell'89, ne abbiamo avuto 128 mila, ma quel modesto calo mi causato dal fatto che a Sassari avevamo perduto un consigliere regionale, perchè i giudici con una notevole disinvoltura ne hanno disposto l'arresto in piena campagna elettorale con accuse infamanti che non sono mai sfociate a un processo» (il caso di Nino Piretta) «e che hanno danneggiato anche l'immagine del partito». E alla vigilia delle elezioni era inoltre scomparsa, ha ricordato l'ex presidente della Regione, «una nostra grande dirigente, Maria Teresa Sechi, presidente della Provincia di Oristano». Secondo Melis «i guai sono venuti dopo, a iniziare dallo stesso '89, quando nel Psd'Az si è scatenata la guerra per chi ne avrebbe assunto il comando: ci furono cinque-sei segretari in pochi anni senza mai contrasti politici». Infine, Mario Melis ha fatto notare che il segretario «ha detto in consiglio regionale di aver trattato l'alleanza con il Centrosinistra, di non aver escluso l'accordo e che questo è saltato per le mancate risposte alle nostre legittime richieste sui collegi». In sostanza, «non è stata una rottura politica».


 

28 marzo 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Nuove incertezze nel Polo e nell'Ulivo
Pochi passi in avanti, le trattative sono ormai alle decisioni finali
ELEZIONI Vertici riuniti a Roma

di Simona Damiani

CAGLIARI. Era la notte dei lunghi coltelli, per l'Ulivo, quella di ieri: i leader nazionali sono rimasti riuniti a oltranza con i vertici di tutte le Regioni per mettere a punto il quadro completo dell'assegnazione dei collegi uninominali della Camera e del Senato. Trattativa ormai a tempo pieno anche per il Centrodestra, sempre a Roma, da dove filtrano poche notizie in attesa delle decisioni finali.
Andiamo con ordine iniziando dall'Ulivo. A Roma è stato deciso, per la Sardegna, di lasciare un collegio ai Comunisti italiani: il candidato dovrebbe essere Giovanni Meloni (deputato uscente) a Sassari. Mentre per il Ppi sembrano certe le candidature di Antonello Soro (Nuoro), Salvatore Ladu (Macomer) e Paolo Fadda (Carbonia), c'è incertezza sul quarto posto: potrebbe essere l'olbiese Giampiero Scanu se l'Udeur accetterà di spostare Antonio Satta nel collegio di Porto Torres-Ozieri, dal quale si sposterebbe il diessino Antonio Attili per andare nel collegio senatoriale gallurese. In questo caso, i Democratici potrebbero trovare spazio per il rettore Alessandro Maida nel collegio senatoriale di Sassari.
I Ds devono risolvere ancora diversi problemi. Innanzitutto quello di trovare spazio per una donna: non più la scrittrice Bianca Pitzorno a Sassari (Senato) ma Maria Rosa Cardia (sempre Senato, ma a Cagliari). Capolista nel proporzionale dovrebbe restare il segretario Antonello Cabras (secondo come ha votato la direzione regionale) anche se Roma chiede un posto per un big nazionale Walter Veltroni o Luigi Berlinguer). Per il collegio di Iglesias (Camera) ci sono le ipotesi di Pietro Maurandi e di Federico Palomba.
Veniamo al Polo, con il quale Tore Amadu ha già realizzato lo strappo: si presenterà da solo. E ci sono ancora forti tensioni tra Forza Italia e i partiti centristi. In Forza Italia ci sono nuove incertezze sul collegio senatoriale di Sassari (si rifà anche il nome di Franco Luigi Satta, che andrebbe bene anche a Francesco Cossiga), mentre per Alghero (Camera) sarebbero in calo le quotazioni dell'assessore Antonello Usai perchè il Pps ha chiesto il collegio, ma non per Pietrino Fois, quanto per un suo amico, Lucio Marinaro). Il Ccd dà battaglia anche per il Senato del Sulcis, dove il suo candidato Gianfranco Tunis incontra l'opposizione forzista, disponibile invece a dare il collegio sempre al Ccd: l'assessore Giorgio Oppi, il capogruppo Felicetto Contu o l'ex assessore tecnico Giulio Steri, buon amico di Oppi.
Sembra in via di soluzione il conflitto per il collegi odi Cagliari-Assemini: ora sarebbero proprio in netto vantaggio il riformatore Michele Cossa, mentre il deputato uscente Piergiorgio Massidda si sposterebbe nella quota proporzionale come numero 2 o di Beppe Pisanu o di un sempre più candidato Mauro Pili.
Lo scontro sul collegio senatoriale di Oristano si sarebbe invece già risolto a favore dell'assessore Ignazio Manunza (Udr) sul candidato del Cdu Franco Cuccu.


 

1 aprile 2001   UNIONE SARDA

 

Cumpostu in lizza per il Senato a Nuoro, Acciaro corre a Sassari

Tutto liscio per i sardisti

Pronta la squadra del “polo nazionalitario”

 

Senza troppi clamori, anche la squadra degli aspiranti parlamentari del polo sardista sta prendendo forma. Le trattative sono sicuramente meno travagliate rispetto ai due altri schieramenti, non foss’altro perché sono solo due (Psd’Az e Sardigna Natzione) i partiti che devono accordarsi.
Dopo i primi contatti sulla scelta del simbolo e sulla definizione di un programma comune, sta emergendo anche una griglia di candidature nei collegi più importanti. Il criterio è quello della parità, con un candidato indipendentista alla Camera nell’area in cui si presenta un sardista per il Senato e viceversa.
A Cagliari dovrebbe trovare posto senza difficoltà Riccardo Meggia, uno degli esponenti storici di SN, mentre ancora non è chiaro quale esponente dei Quattromori possa affiancarlo. Più facile ipotizzare il “ticket” sassarese: per la Camera Alta si parla di Ginacarlo Acciaro, ex deputato del Partito Sardo tornato alla politica attiva dopo aver chiuso una lunga vicenda giudiziaria con l’assoluzione piena, mentre per la Camera dovrebbe presentarsi Giampiero “Zampa” Marras, già candidato a sindaco di Sassari alle ultime amministrative. Un posto di prestigio spetta anche al coordinatore provinciale di SN Gavino Sale, faccia nota di quel “commando Amsicora” che ha firmato i blitz indipendentisti più clamorosi, dalla secchiata di carbone addosso al sottosegretario all’Ambiente Valerio Calzolaio al boicottaggio della gita in barca a Santa Teresa di Gallura di Vittorio Emanuele di Savoia. Per la Camera potrebbe scendere in campo il sardista Giuseppe Baffigo, molto conosciuto in città. Va individuata anche l’accoppiata da presentare a Nuoro, città simbolo per il polo sardista. Un’ipotesi abbastanza accreditata vede il coordinatore nazionale di SN Bustianu Cumpostu in lizza per il Senato, contro il diessino Gianni Nieddu e il forzista Pietro Pittalis, e il presidente del Psd’Az Lorenzo Palermo candidato alla Camera.


 

1 aprile 2001   NUOVA SARDEGNA

 

Come autogovernarsi con il federalismo
Scozia, Galles, Corsica e Catalogna a confronto con i poteri speciali della Sardegna
«Ora siamo arrivati al primo stadio nella costruzione dell'Europa dei popoli»
«Cagliari-Roma? Ma costa meno andare a Londra»


CAGLIARI. «Dopo settecento anni di denominazione inglese sul Galles è stato difficile per noi pensare di prendere in mano il nostro destino. Ma ora abbiamo capito che autogovernarsi è una condizione indispensabile per progettare un futuro diverso». La sintesi è di Karl Davies, The Party of Wales, che è intervenuto ieri nei lavori promossi dal Psd'Az sul tema della devolution. Un convegno che ha messo a confronto l'esperienza sarda, gallese, scozzese, corsa, catalana.
Il rappresentante gallese, a proposito della difficoltà del popolo nel prendere in mano il proprio destino, cita l'indifferenza di un gallese su due nel referendum del '97. (Andò a votare il 50% degli aventi diritto). Ma ora le cose si stanno muovendo: sarà perché gli abitanti del Galles sono stufi di vedere gestire i propri fondi europei dalle «mani» di Londra, sarà perché, piano piano, si sta prendendo coscienza che autogovernarsi è una «realtà vicina».
Stephen Noon, Scottish National Party, parla con la passione di un meridionale di un Paese che punta decisamente all'Indipendenza: «Trent'anni fa gli scozzesi si definivano semplicemente britannici, oggi sono prima di tutti scozzesi ed europei, cioè tengono alla loro identità».
In tutti gli interventi, insomma, il filo conduttore è uno solo: devolution significa essere «padroni della propria condizione». E se in Scozia c'è un Parlamento - chiarisce Stephen Noon - questo non è stato creato grazie ai laburisti ma per merito del popolo». Il convegno prosegue, sotto la direzione di Gorka Knorr Borras, vice presidente dell'European Free Alliance (Efa), con gli interventi di Giacomo Sanna, segretario sardista, e di Miquel Mayol della Catalunya. I problemi sono davvero comuni ma il rappresentante della Scozia punta l'indice sulla mancata continuità territoriale della Sardegna: «È assurdo che per andare a Roma dovete spendere più che per venire in Scozia», dice Noon. E il discorso si allarga: perchè per raggiungere Strasburgo un catalano, un basco, un gallese, un sardo devono prima passare per Madrid, Londra o Roma? Passi enormi sono stati compiuti - sostengono i relatori - verso la maturazione di una coscienza comune europea.
Il rappresentante scozzese ha poi ricostruito il percorso compiuto per arrivare ad avere, dopo tre secoli, il proprio Parlamento e per utilizzare produttivamente i fondi europei per il recupero produttivo di aree del territorio.
L'Europa dei popoli è una realtà che già esiste di fatto ma che si scontra ancora con l'autoritarismo degli Stati centralistici che si oppongono all'autodeterminazione e vietano la plurinazionalità.
L'argomento è stato sviscerato da Miquel Mayol, catalano dei Pirenei orientali francesi. Smentendo un'illusione che troppo spesso è parsa circolare in Sardegna a proposito dell'organizzazione dell'autonomia catalana, Mayol ha detto che la costituzione spagnola vietà espressamente la federazione delle comunità catalane. «Quando la costituzione cita la Catalogna - ha detto il rappresentante dell' Esquerra Republicana de Catalunya - lo fa solo per porre divieti».
Interessante anche il modo con cui il governo centrale di Aznar, (cui molto spesso si rifà la destra italiana), secondo Mayol, gestisce il prelievo fiscale. Il potere centralista nega qualsiasi apertura e il riconoscimento che l'Europa è di tutti i popoli e non solo di quelli che hanno conquistato una predominanza imperialista sugli altri. Dopo gli interventi dei rappresentanti di altri movimenti aderenti all'Efa i lavori del convegno sono stati chiusi dal segretario del Partito Sardo d'Azione, Giacomo Sanna, e dal vice presidente dell'Efa, Gorka Knorr Borras.


 

4 aprile 2001   NUOVA SARDEGNA


«Saremo un partito nazionalitario»
Sanna: «Avevamo ragione noi, il Centrosinistra stava barando»
SARDISTI I candidati di Psd'Az e Sn


di Alfredo Franchini

CAGLIARI. Per il segretario del Psd'Az, Giacomo Sanna, il «pendolo» della politica per queste elezioni s'è fermato per la prima volta al centro: «Abbiamo deciso di correre distanti dai due schieramenti perché stiamo cercando di elaborare un progetto politico su cui crediamo ciecamente: rimettere insieme il partito nazionalitario», spiega Giacomo Sanna. Fatto sta che, il Psd'Az, dopo anni di alleanze, prima con la sinistra e poi con il centro-sinistra alle elezioni politiche, ha deciso di presentarsi con "Sardigna Natzione", il movimento autonomista e indipendentista. E su questo progetto è impegnato tutto il partito: «I candidati sono stati individuati e ora stiamo raccogliendo le firme. Siamo impegnati con le procedure di legge per poter depositare le liste lunedì prossimo».
L'accordo con Sardigna Natzione è stato raggiunto senza problemi con un rapporto assolutamente paritario. Un accordo che si riflette nella ripartizione dei candidati: tre del Psd'Az e tre di Sardigna Natzione per i collegi del Senato. (A Cagliari Meaggia, il direttore dell'aeroporto, per Sardigna Natzione; a Nuoro Bustianu Cumpostu e in Gallura Gavino Sale sempre per Sardigna Natzione; i candidati sardisti sono a Carbonia, Antonello Pilloni, sindaco di Nuxis; a Oristano Pietro Sanna, segretario amministrativo sardista e a Sassari Giancarlo Acciaro. Il capolista nel proporzionale sarà il segretario dei Quattro Mori, Giacomo Sanna. È una scelta azzardata, quella di correre da soli? In passato la presenza dei sardisti in Parlamento ha assunto un valore importante e in alcuni anni i Quattro Mori sono stati leader tra gli autonomisti del Parlamento. Giacomo Sanna spiega: «Questo accadeva con la vecchia legge. Fu eletto nell'83 Mario Melis, poi la rappresentanza si fece piu corposa con due rappresentanti alla Camera e uno al Senato. In seguito la rappresentanza fu ridotta prima a due e poi a uno; ma dal 1994 con la nuova legge le cose sono cambiate. L'alleanza con Sardigna Natzione è diventata una strada ineluttabile anche per non consentire che altri facciano propri i nostri progetti».
Come quello del federalismo su cui il Psd'Az, unico partito d'azione sopravvissuto, è stato scavalcato addirittura dalla Lega di Bossi. Giacomo Sanna replica: «Non ci hanno scavalcato affatto, quello è il federalismo a modo loro. Il nostro giudizio è un altro».
Il Psd'Az, nell'ambito dell'alleanza di centro-sinistra, aveva eletto nell'attuale legislatura Franco Meloni al Senato mentre alle ultime regionali del giugno '99 i sardisti ottennero il 4,46% dei voti e tre consiglieri. La trattativa con il Centrosinistra è stata decisamente tormentata, (i Quattro mori stavano trattando con il centro-sinistra per almeno due collegi (Sassari e Nuoro) che dessero visibilità al partito. In quella fase della trattative il segretario sardista non risparmiò duri attacchi agli ex alleati: «Ci avevano detto che la trattativa sarebbe stata intavolata in modo trasparente e che non ci sarebbero state pregiudiziali. Poi ci hanno spiegato che l'alleanza avrebbe dovuto ottenere il via libero da Roma e che ci avrebbero fatto sapere. Il centro-sinistra mi ha dato l'impressione di bluffare più che di trattare, pronto a promettere cose che non poteva mantenere. E alla luce di quanto è accaduto negli ultimi giorni al tavolo nazionale del Centrosinistra, il Psd'Az ha avuto ragione».