In questa sezione potrete trovare notizie aggiornate giornalmente sulla campagna elettorale e le elezioni in Sardigna. Le fonti di questa rassegna sono costituite principalmente dai quotidiani sardi.
L'ottica con la quale abbiamo pensato questo servizio è quella indipendentista e nazionalista.
Non troverete quindi notizie sulla campagna elettorale dei partiti italiani.
Delibera de su Coordinamentu Natzionale de Sardigna Natzione
In occasione de sas eletziones politicas de su 13/5/01, datu chi b’est istadu
s’invitu de su Partidu Sardu a faghere listas paris su Coordiamentu Natzionale
at deliberadu chi :
Sardigna Natzione est disponibile a un’alleanztia elettorale chin su Partidu
Sardu solu si su Partidu Sardu si pronuntziat in manera crara supra sa voluntade
de cherres segare sas trattativas chin sos partidos italianos e italianistas e
s’inpignat in sa pelea de liberatzione natzionale pro pissighire su dirittu de
sa natzione sarda a s’indipendentzia.
Su coordinadore - Bustianu Cumpostu
Il Partito Sardo si mette la berritta
Il consiglio nazionale del Psd’Az approva la linea nazionalitaria di Giacomo Sanna con 58 sì e tre astensioni
Naufraga il patto con l’Ulivo: «Andiamo con Sardigna Natzione»
Nuoro Il
Psd’Az non vuole più fare da bravo: alle politiche si presenterà insieme a
Sardigna Natzione, e se l’accordo con gli indipendentisti - che sembra già a
buon punto - non dovesse andare in porto, i Quattromori correranno da soli. In
ogni caso nessuna intesa col centrosinistra, che fino a ieri mattina ancora
corteggiava i Quattromori.
Alle dieci di ieri sera Giacomo Sanna si è visto approvare la linea del
“sardismo duro e puro” da quasi tutto il parlamentino sardista. Neppure il
presidente del partito Lorenzo Palermo e il senatore uscente Franco Meloni,
considerati ulivisti irriducibili, hanno bocciato la relazione del segretario:
su 58 consiglieri si sono astenuti solo in tre, compreso l’ex consigliere
regionale Salvatore Bonesu. Ancora traumatizzata dall’addio di Efisio Serrenti
e dei suoi sostenitori, la dirigenza del Psd’Az ha preferito compattarsi
attorno alla scelta nazionalitaria, sia pure dopo un dibattito lungo e intenso,
piuttosto che frammentarsi una volta di troppo.
Per la prima volta, dopo alcuni esperimenti alle amministrative, i sardisti
stringono un patto con SN per le politiche e scelgono una rotta estrema, nemica
dei poli nazionali, lontana dal centrodestra «improponibile» e dal
centrosinistra «indeciso».
In apertura di assemblea Sanna aveva raccontato senza peli sulla lingua le
ultime trattative per tenere il partito sardo all’ombra dell’Ulivo: «Ci
hanno detto che il tavolo era sgombro, che non c’erano problemi né
pregiudiziali. Poi ci hanno spiegato che il problema sardista sarebbe arrivato
su un tavolo romano per il via libera definitivo, e che al più tardi sabato ci
avrebbero fatto sapere». Il telefonino del segretario, neanche a dirlo, è
rimasto muto fino a domenica sera: il “problema sardista” (almeno due
collegi per i Quattromori, uno a Sassari e uno a Nuoro) era tutt’altro che
chiuso. E il Psd’Az ha deciso di risolverselo da solo, chiudendo
definitivamente con un centrosinistra «che mi ha dato l’impressione di
bluffare più che di trattare, pronto a promettere cose che non poteva mantenere»,
ha tagliato corto Sanna. A parole, ha spiegato al parlamentino del partito
sardo, tutti ci vogliono un bene dell’anima, quelli di un Polo e quelli
dell’altro. Ma solo a parole. Ragion per cui si va con gli altri, i radicali
di Sardigna Natzione. Che magari al Psd’Az non hanno mai voluto
particolarmente bene, e anzi lo hanno spesso criticato e sconfessato. Ma oggi,
se si vuole mettere insieme un cartello del sardismo nazionalitario, sono gli
unici con cui si può andare. In fondo il Psd’Az è stato anche il partito di
Antonio Simon Mossa, e a molti militanti sorrideva da tempo l’idea di una
scelta di campo netta.
Il via libera di SN era arrivato poche ore prima, a notte fonda, dopo una lunga
riunione del consiglio nazionale. Anche gli indipendentisti hanno dovuto
superare qualche mal di pancia prima di abbracciare i Quattromori, ma alla fine,
verso l’una del mattino, i dirigenti di SN hanno votato all’unanimità la
bozza dell’alleanza. Un testo che ribadisce le posizioni radicali del
movimento creato da Angelo Caria, e impegna gli alleati sardisti a «segare sas
trattativas chin sos partidos italianos e italianistas e a s’impignare in sa
pelea de liberatzione natzionale». Tradotto per i non nazionalitari, il Psd’Az
deve troncare i rapporti con tutti i partiti italiani e italianisti, e
impegnarsi nella lotta di liberazione nazionale della Sardegna. A cominciare da
stamattina, collegio per collegio.
Celestino Tabasso
Ci hanno
sperato fino alla fine. Dopo l’ultimo intervento, quando i sardisti si son
presi cinque minuti di pausa prima di votare il documento del segretario, i
leader dell’Ulivo credevano ancora in un ripensamento.
Magari non una sconfessione aperta della linea nazionalitaria, magari non una
vocazione ulivista riscoperta in extremis; però si sa che in politica cinque
minuti di pausa e di riflessione possono dilatarsi fino a mezz’ora, o
un’ora, possono lievitare fino a far slittare la decisione ancora di qualche
giorno, allargando i margini per una trattativa.
E invece sono stati davvero cinque minuti, poi i consiglieri nazionali del
partito sardo sono tornati in assemblea e hanno affondato disciplinatamente
l’alleanza con i progressisti. E ora all’Ulivo non resta che la delusione.
Il rammarico, per usare le parole di Gianvalerio Sanna, segretario regionale del
Ppi: «Non posso dire di essere sorpreso, ma questo punto non so se il Psd’Az
abbia partecipato al tavolo dell’Ulivo per pura cortesia. Sì, la segretaria
sardista aspettava di conoscere la posizione della nostra coalizione su alcune
questioni, ma quando si è veramente interessati a una risposta si può anche
attendere un po’, se è necessario. Hanno scelto di non attendere, e ora vedo
un partito ancora reduce da un profondo travaglio, da tribolazioni interne, che
fa una scelta di isolamento piuttosto che di unità. Non lo capisco, non lo
condivido. Quanto a noi, la scelta del Psd’Az comporterà un “di meno” per
il centrosinistra, non ci aiuta certamente».
Negli ultimi giorni Giacomo Sanna lo aveva lasciato capire in più di
un’occasione, fino a mettere nero su bianco l’addio alla coalizione
autonomista, sia pure «a titolo personale». I sardisti avevano carezzato più
volte l’idea di andare da soli o con gli indipendentisti, e per qualche
settimana era parso più probabile un patto con i dantoniani del Pps che con
l’Ulivo. Oggi nessuno cade dalle nuvole, insomma, ma la prospettiva di
battersi contro il centrodestra e contemporaneamente fare i conti con un terzo
polo regionale non entusiasma nessuno.
Completamente diversi, come è ovvio, gli umori di Sardigna Natzione. Per il
coordinatore Bustianu Cumpostu «deve interessare a tutti i sardisti un fronte
indipendentista che si batte contro quello italianista, è questo il vero
scontro». Quanto all’idea che qualche elettore radicale possa storcere il
naso, o che possa nascere una formazione più oltranzista che rifiuta il patto
col Psd’Az, Cumpostu non ha preoccupazioni: «Non esistono indipendentisti più
“duri e puri” di noi, nel nostro movimento c’è spazio per tutti. Ma
dobbiamo capire che la questione sarda non può essere risolta da un partito
unico del sardismo, questo non può più pensarlo nessuno, a cominciare dal
Psd’Az. Il problema che dobbiamo affrontare è un altro, e cioè far capire ai
sardi che essere una nazione non solo un diritto che ci spetta, ma nell’Europa
di oggi è anche uno status che ci conviene conquistare».
Cartello nazionalitario.
Vertice a Oristano prima della sfida contro gli “italianisti”
Il polo sardista alle grandi manovre
Psd’Az e Sardigna Natzione preparano le candidature comuni
Se
non fosse che uno ha l’accento sassarese e l’altro è di Bitti, non sarebbe
facile distinguere quando parla il segretario sardista e quando il coordinatore
indipendentista.
A ventiquattr’ore dal consiglio nazionale del Psd’Az che ha sancito
l’addio al centrosinistra e l’alleanza nazionalitaria con SN, Giacomo Sanna
e Bustianu Cumpostu si sono incontrati a Oristano per ragionare sulle
candidature comuni alle politiche e mettere a punto l’alleanza. Un punto fermo
per il momento c’è già, ed è la scelta di fare guerra alle due maggiori
coalizioni contemporaneamente. Per Sanna «è ora di portare i sardi a una
ribellione democratica. Noi siamo la vera alternativa a quel che ci propina la
politica nazionale, non può interessarci se il nostro progetto politico può
avvantaggiare uno dei poli o danneggiarlo». Per Cumpostu «la scelta fra i due
schieramenti è una cosa che abbiamo superato da tempo; non vogliamo scegliere
tra due padroni, vogliamo scegliere la libertà».
Soli contro tutti, in un cartello che forse si chiamerà Fortza Paris e che
sicuramente darà fastidio al centrosinistra in alcuni collegi chiave, a
cominciare dal Nuorese. Sulle probabilità di piazzare almeno un parlamentare
nazionalitario, il discorso si fa molto più complicato. Eppure secondo Sanna «i
sardi possono questo e altro, se vogliono: basta spiegare agli elettori che non
esiste solo diritto a lamentarsi. Quanto alle percentuali, vogliamo essere
presuntuosi. Questo per noi è il momento ideale, lo scenario pone una sola
alternativa ai sardi: unirsi in progetto di liberazione e decidere di contare
davvero».
Cumpostu il problema degli onorevoli non se lo pone neppure: «Sono cento
milioni gli europei che vivono in nazioni senza stato e senza confini o in stati
minori schiacciati da governi più forti, come il Portogallo zittito dalla
Spagna di Aznar, che ormai a Bruxelles parla a nome dell’intera penisola
iberica. Agli occhi di questi cento milioni di europei i sardi devono
accreditarsi come un popolo che ha coscienza di sé e si vuole autodeterminare,
che ha capito come l’indipendenza non solo gli tocchi di diritto ma
soprattutto gli convenga, in un’Europa che ha gli stati come interlocutori. È
questo che vogliamo, è a questo che deve servire il progetto dell’alleanza
col partito sardo».
Ma c’è un passaggio più immediato da compiere, prima di farsi ammettere da
bretoni e portoghesi nel club degli “oppressi consapevoli”. Sardigna
Natzione deve convincere i suoi elettori che si può votare un candidato del
Psd’Az e viceversa. Fra le due formazioni raramente è corso buon sangue, e
molti militanti indipendentisti sono ex sardisti che hanno lasciato
polemicamente i Quattromori, spesso giudicato troppo cauto. Un falso problema,
tanto per Sanna, che invita chiunque «a leggere il primo articolo del nostro
statuto, dove si parla diffusamente di indipendenza», quanto per Cumpostu: «La
storia di un popolo è fatta dalle persone, che possono commettere errori o fare
scelte giuste, ma soprattutto dagli atti concreti e dalle scelte coraggiose.
Abbiamo deciso di stare insieme per dare l’indipendenza ai sardi, il nostro
progetto è un fatto storico. Il resto conta poco». (c. t.)
Delusione
nel Centrosinistra per il «no» del Psd'Az, che ora avvicina Sardigna Natzione
di Simona Damiani
CAGLIARI. [...] Il clima per l'Ulivo non è comunque di festa, perchè pesa - e
molto - il mancato accordo con il Psd'Az, che era giudicato decisivo per una
vittoria in Sardegna nei collegi uninominali della Camera e del Senato. La
mancata risposta sulla trattativa ha spinto il segretario sardista Giacomo Sanna,
che non era certo favorevole all'intesa con l'Ulivo, a proporre senza indugi al
consiglio nazionale, che si è riunito domenica a Nuoro, di votare per la
propria linea: alle elezioni il partito dei 4 Mori si presenterà da solo o con
Sardigna Natzione. I contatti con la formazione guidata da Bustianu Cumpostu
sono già stati avviati e le previsioni parlano di un'intesa «nazionalitaria»
contro i due «poli italianisti».
Dopo la riunione di venerdì tra la delegazione sarda dell'Ulivo e i dirigenti
organizzativi nazionali, sarebbe toccato al vertice romano dare una risposta sui
collegi da offrire al Psd'Az. Ma anche a livello regionale Ds e Ppi si erano
mostrati divisi. Causa dello scontro, pare, soprattutto il collegio nuorese
della Camera, che i popolari avevano già assegnato al capogruppo di
Montecitorio Antonello Soro. Ai sardisti non sono piaciute né l'«interferenza»
romana né la chiusura sui collegi. E i contrari all'accordo con l'Ulivo hanno
colto al volo l'occasione per rompere i rapporti.
Il mancato accordo con il Psd'Az ha fatto esplodere polemiche nel
Centrosinistra. L'ex presidente della Regione, Federico Palomba, ha espresso «vivissima
preoccupazione» perchè «stanno prevalendo gli egoismi e le prepotenze dei
partiti e dei singoli a discapito degli interessi della coalizione». In questo
modo «il Centrosinistra rischia, commettendo gli stessi errori, di perdere come
già successo alle elezioni regionali del 1999». Occorre «cambiare
radicalmente direzione». Quando alla trattativa col Psd'Az «bisognava
rispettare la dignità del partito sardista». [...]
Sardisti, primo incontro con Sardigna Natzione
Dopo
il consiglio nazionale di Nuoro di domenica scorsa
Il consiglio nazionale del Psd’Az tenutosi domenica scorsa a Nuoro ha approvato la linea politica del segretario Giacomo Sanna: i sardisti non si presenteranno alla politiche assieme al centro sinistra ma cercherannno una collocazione autonoma dai due poli. La relazione di Sanna, approvata quasi all’unanilità, ha posto dunque la parola fine al rapporto con l’Ulivo cementato in questi anni a livello politico e amministrativo. I quattro mori, delusi da questa esperienza, guardano ora a nuove alleati e a nuovi accordi. Pronti a raccogliere la nuova sfida dei quattro mori sono gli indipendentisti di Sardigna Natzione. Dopo una uha seduta del consiglio nazionale terminata nella tarda notte di sabato, il partito ha deciso di aprire le braccia ai “fratelli” sardisti a condizione di rompere ogni trattativa con i «partiti italiani e italianisti». Il giorno dopo da Nuoro è arrivata a Sale e compagni la risposta desiderata. Ieri si è svolto un primo incontro tra le delegazioni di Sardigna Natzione e del Psd’Az. La volontà di arrivare ad un’intesa è forte: «Non vogliamo rinunciare alla lotta di liberazione e alla rivendicazione del diritto d’indipendenza» fa sapere il segretario nazionale di Sn Bustianu Cumpostu. Al di là del linguaggio rivioluzionario sembra che stavolta i vessilli della sardità marceranno assieme. - G.S.
L'Ulivo
tenta l'ultima carta con il Psd'Az
Pili dice sì alla riunione del Centrodestra sardo. Devoto candidato del
Polo?
Il
vertice sardista oggi da Rutelli
di Filippo Peretti
CAGLIARI.
L'Ulivo gioca l'ultima carta per convincere il Psd'Az a ripensarci e a
confermare l'accordo del 1996: il segretario sardista Giacomo Sanna è stato
invitato a incontrare oggi a Cagliari il candidato premier Francesco Rutelli,
che già ieri a Olbia ha rivolto un appello al partito dei 4 Mori. Ci sono
ancora spazi di trattativa dopo che domenica il consiglio nazionale del Psd'Az
ha deciso che il partito si presentarà da solo o con Sardigna Natzione alle
elezioni del 13 maggio?
[...] Il Centrodestra è apparso soddisfatto dalla scelta del Psd'Az di non allearsi
con l'Ulivo: per la maggioranza che governa la Regione si aprono infatti nuove
prospettive anche nei collegi storicamente più difficili, come quelli di Nuoro.
Dove Forza Italia punta a invertire la situazione candidando il presidente
regionale della Confindustria Riccado Devoto (Camera) e l'assessore al Bilancio
Pietro Pittalis (Senato). Le due scelte non sono ufficiali: Devoto e Pittalis
sono incerti.
Ma l'equidistanza del Psd'Az ha soddisfatto il Centrodestra anche per una
ragione di prospettiva. Il Polo, infatti, ha l'obiettivo di allargare la
maggioranza al partito dei 4 Mori e non è forse un caso che ci sia un dialogo -
non fitto ma molto riservato - con il segretario sardista Giacomo Sanna. I due
smentiscono, ma secondo indiscrezioni Mauro Pili punterebbe proprio su Sanna per
la presidenza della Regione nell'ipotesi di una crisi della giunta di Mario
Floris. [...]
Rutelli: "appello al PSd'Az".
Sale in treno ad Oristano e a Cagliari lancia «Mistretta sindaco»
[...] Appello al Psd’Az. Francesco Rutelli ha ribadito la volontà di ricucire al più presto lo strappo del centrosinistra con i sardisti: «Ho incontrato Mario Melis, cercherò ancora il dialogo con il Psd’Az, è importantissimo ritrovare al più presto l’intesa nel comune interesse di battere il centrodestra». [...]
Piacione nella stanza del vescovo
E dopo la benedizione un bacio a Mario Melis
Nuoro. L’atmosfera dolcissima si è un momento irrancidita non appena il candidato premier, vistosamente gasato dalla benedizione del vescovo, è arrivato in piazza Mazzini. Un abbraccio, con l’aggravante di un bacio, che Francesco Rutelli scambia con Mario Melis sotto la tribuna e dalla folla fino a quel momento sorridente e spensierata schizzano via un paio di sardisti, il veleno che cola dai denti e un proclama Il bacio di Giuda, il bacio di Giuda sibilato in coro prima di sparire verso i Giardini. [...]
Mario
Melis, leader storico del Psd’Az, attende l’amico personale («Conosco
Rutelli da quando, giovanissimo, militava coi radicali di Pannella allora molto
attenti al partito sardo») proprio sotto la bandiera verde dell’Ulivo, mentre
il senatore Gianni Nieddu, alle sue spalle sulla gradinata del bar,
inavvertitamente gli scaccola sul cappello la cenere della sigaretta.
Applausi e ovazioni per il candidato premier che, dopo i saluti del sindaco
Zidda (continuità territoriale, solidarietà, federalismo), prende la parola
sui suggerimenti appena appuntati. «Un tributo di affetto dal Continente al
cuore della Sardegna», è l’attacco su un discorso incentrato su: continuità
territoriale, solidarietà, federalismo.
La fiducia nella vittoria del
13 maggio c’è, ribadita e rafforzata anche grazie alla buona nuova: «Giuliano
Amato Amato si candida a Grossetto con l’Ulivo». Dopo un paio di schiaffoni
ricevuto dal premier in carica finalmente una carezza dello stesso Amato, al
telefono «mentre viaggiavo per Nuoro». Vinceremo, vinceremo. Il popolo del
centrosinistra leva ancora le mani, i fogli a quadretti per l’autografo, le
lettere disperate dei disoccupati e di chi lotta contro la burocrazia, e i
birignao Salutami Barbara di certe signore. «Sono una nuova elettrice», lo
informa una ragazza che guadagna un bacio del candidato premier.
E ancora un bacio per Mario Melis che lui sì, vorrebbe che il partito
galoppasse col centrosinistra. «Ti chiamo al telefono», gli dice Rutelli,
prima di salire sulla Fiat Marea, verde.
Piera Serusi
Rutelli:
Ennesimo appello ai sardisti
Ma Sanna (PSd'Az) non cede
di Roberto Morini
NUORO. Mario Melis non si
rassegna alla decisione del vertice del Psd'Az di correre da solo alle
politiche: «Un regalo alla destra», accusa. E affronta il problema in un breve
colloquio con Rutelli. Ma Giacomo Sanna non cambia idea: «Melis parla a titolo
personale. La decisione è presa».
NUORO.
Mario Melis, «il nostro patriarca» come lo ha salutato Francesco Rutelli, non
si rassegna alla decisione del vertice del suo partito, il Psd'Az, di correre da
solo alle politiche. La storia di sinistra del partito, la sua personale vicenda
politica gli rendono difficile questa scelta.
«Sono contrario a questa scelta per due motivi», annuncia al cronista un'ora
dopo l'abbraccio con cui il candidato premier dell'Ulivo lo ha salutato al suo
ingresso in piazza Mazzini, prima di salire sul palco, e pochi minuti dopo un
breve conciliabolo tra i due, a voce bassa, quasi sussurrando in mezzo alla
folla al termine del comizio. Poche parole e poi l'accordo di risentirsi al
telefono.
PSd'Az e SN scelgono i candidati unitari
Dopo la rottura del dialogo con l'Ulivo, il Psd'Az ha intensificato i contatti con Sardigna Natzione per presentare candidati in tutti i collegi di Camera e del Senato. I nomi per la lista proporzionale (che si chiamerebbe Forza Paris o Indipendentia) sarebbero quelli dei due segretari, Giacomo Sanna (Psd'Az) e Bustianu Cumpostu (Sn).
Conferenza programmatica dei Ds
Cabras attacca il Psd’Az: «Con Sardigna Natzione in fuga dalla realtà»
«Una fuga dalla realtà». Così il segretario regionale dei Ds ha liquidato ieri mattina la scelta del Psd’Az, che anziché allearsi col centrosinistra vuole costituire un polo indipendentista insieme a Sardigna Natzione. Antonello Cabras ha bocciato la decisione del consiglio nazionale sardista dopo aver illustrato insieme a Carlo Salis «l’orizzonte federalista e lo sviluppo della Sardegna». È il tema della conferenza programmatica dei Ds che si svolgerà sabato prossimo a Cagliari. «Per i Democratici di sinistra - ha detto Salis - si tratta della ripresa del confronto sui temi della elaborazione programmatica dopo un periodo di quasi eclissi. La scadenza della conferenza programmatica è stata anticipata a marzo per non farla coincidere con la campagna elettorale ed avrà cadenza annuale». «La scelta del tema che caratterizza la conferenza è significativa di come noi vediamo i problemi dell’Isola - ha spiegato Cabras - e di quali possibili soluzioni si possono individuare. Si tratta di un approccio essenziale in grado di mettere in chiaro un’idea dello sviluppo strettamente intrecciata con la ridefinizione dell’assetto dei poteri». Secondo Cabras grazie anche alle intuizioni di chi («come il sardista Mario Melis») ha governato la Sardegna negli anni tra dalla metà degli anni ’80 al ’90, la Regione ha compiuto passi avanti notevoli e adesso il contesto dello sviluppo più complessivo aiuta anche i Sardi a individuare e sfruttare le nuove opportunità. «La Sardegna - ha concluso - dispone oggi di un capitale potenziale in grado di stimolare crescita e occupazione, utilizzando le opportunità della società tecnologica avanzata».
Melis: «Nessun bacio di Giuda a Rutelli»
Sono
stato molto incerto se ignorare il pesante insulto, davvero pesante, riportato
nella nota di cronaca dedicata al discorso di Rutelli della cronista
dell’Unione, ma ho deciso alla fine che un atto di riguardo a una “testata
storica” sarda ed ai suoi lettori sia doveroso. Così il cordiale abbraccio
che Rutelli mi ha dedicato nel salutarmi è stato interpretato da alcuni
sconosciuti, definiti sardisti (ma chissà? Forse erano berlusconiani), come il
“bacio di Giuda”, Giuda sarei io. E il cordiale abbraccio di Mariolino
Floris nel recente incontro a Cagliari, presente il Direttore dell’Unione, che
bacio sarebbe? E quello del mio amico Mauro Pili, candidato capolista
berlusconiano alle Regionali? E di Gian Franco Anedda?
Io mi onoro di avere tanti amici anche tra gli avversari e di godere della loro
stima, rispetto ed affetto. Rutelli è uno di questi. E ne sono onorato. Come
sono onorato della stima e fiducia che in tante occasioni, sia professionali che
politiche, mi hanno manifestato decine di migliaia di contadini, pastori,
professionisti, imprenditori ed intellettuali ogni qual volta mi sono proposto
come loro rappresentante nelle Istituzioni.
Mario
Melis
Melis:
«Il Psd'Az sbaglia a isolarsi, favorisce la destra»
di Mario Melis
MENTRE ascoltavo, tra la folla dei numerosi nuoresi, il discorso elettorale del
mio vecchio amico Francesco Rutelli, riflettevo con crescente preoccupazione
all'orientamento del segretario nazionale del Partito sardo d'azione di
presentare alle imminenti elezioni politiche liste di candidati sardisti alleati
solo con esponenti di Sardigna Natzione. L'ipotesi si colloca nel quadro di una
legge elettorale che premia per la Camera solo i candidati delle liste che
riportino almeno il 4% dei voti in sede nazionale e per il Senato, i più votati
nei singoli collegi.
Presentarsi da soli con queste premesse e con l'attuale forza elettorale
sardista significa solo fare una battaglia di bandiera senza possibilità alcuna
di successo. Può avere un significato di nobiltà ma estraneo al duro confronto
politico che postula pur sempre una speranza.
Ma ciò che mi lascia fortemente perplesso è il fatto che congelando il voto
sardista finiremo con il favorire i candidati berlusconiani che nel partito sono
considerati, non per le persone di certo rispettabili, ma per il condizionamento
berlusconiano, naturali pericoli per le prospettive di sviluppo sardo.
La destra storica italiana ha emarginato la Sardegna condannandola a subalternità
economica, sociale e civile.
Non sono affatto certo che con le sinistre italiane i problemi vengano
rapidamente risolti ma, passo dopo passo, ritengo che si aprano prospettive
valide, come precedenti esperienze hanno concretamente dimostrato.
Escludo che il consiglio nazionale sardista abbia votato alcun ordine del giorno
conclusivo, ma solo la relazione del segretario il quale, giustamente, lamentava
atteggiamenti evasivi, tutto sommato inconcludenti, da parte della delegazione
delle sinistre. Ma questo attiene a comportamenti di persone e non dei
rispettivi partiti; credo che in sede di confronto conclusivo sia possibile
trovare onorevole intesa tale che consenta al partito sardo di essere
rappresentato e di far valere le ragioni sardiste nel prossimo Parlamento.
Sono contrario alla battaglia in solitudine non solo perché mancando i nostri
voti a sinistra si favorisce la destra, rinunziando per di più preventivamente
ad essere rappresentati nella maggiore istituzione nazionale, ma soprattutto
perché il Partito sardo è sin dalle sue origini partito di popolo e non può
neppure indirettamente favorire i suoi avversari di sempre. Mi rendo conto che
tanto localmente come in sede regionale e nazionale abbiamo avuto scontri con i
partiti di sinistra e vi siano nella base sardista legittimi risentimenti. Mi
rendo però altresì conto che tutto ciò deriva dal fatto che militiamo in
partiti diversi ed è quindi facile l'occasione di scontro. Ciò che però
rileva sono i valori di fondo che da anni non sono mai venuti meno.
Chiudersi in una sterile solitudine è di norma un errore. In politica è solo
rinunzia. Non è nella tradizione sardista che battaglie in solitudine le ha
sempre affrontate con prospettive serie e concrete di successo. Che non è
mancato!
La
Quercia riapre al Psd'Az: «Non rompiamo sui collegi»
di
Filippo Peretti
CAGLIARI. Centrosinistra. Dopo la decisione del Psd'Az di non confermare
l'accordo del 1996. Ieri il direttivo dei Ds ha riaperto ai sardisti: «Non
possiamo rompere per una questione di collegi». Nella Quercia, disposta a fare
sacrifici per accontentare i sardisti, c'è malumore nei confronti del Ppi,
accusato di aver chiusi gli spazi della trattativa col Psd'Az per difendere i
propri collegi blindati e di volersi assicurare altri posti meno rischiosi. Nei
Ds per il collegio senatoriale di Sassari, chiesto anche dai popolari per
Giovanni Giagu, si fa ora il nome della scrittrice Bianca Pitzorno. Mentre è
ormai decisa la candidatura del segretario Antonello Cabras come capolista nel
proporzionale e nel collegio di Iglesias. Spazi forse chiusi per Federico
Palomba.
Sanna: «Il Psd’Az non fugge dalla realtà Alle politiche dovrete fare i conti con noi»
Venti righe per respingere al mittente gli appelli a fare marcia indietro. In una lettera aperta il segretario del Psd’Az Giacomo Sanna conferma l’addio al centrosinistra e l’alleanza con Sardigna Natzione, spiegando: «Si fa frenetica l’attività di chi ha la pretesa di condizionare dall’esterno scelte politiche proprie degli organismi statutari del Psd’Az. Né ingerenze e neppure forzature possono stravolgere le volontà del nostro Consiglio nazionale. La nostra autonomia di azione dai poli italianisti è reale, concreta e tangibile. A chi enfatizza l’esperienza della Giunta Regionale con il centro sinistra della fine degli anni Ottanta dico che quella collaborazione di governo ci è costata soltanto 100mila voti, anche se ciò non ha impedito al Psd’Az di apprezzare episodi di cultura e strategia politica, talvolta condivisibili. Ma oggi sono molti i motivi che ci dividono dal centrosinistra rutelliano, primi fra tutti una serie infinita di impegni disattesi dall’Ulivo sullo sviluppo in Sardegna. La notizia non è il mancato accordo con l’Ulivo. È molto di più. È l’aver favorito un evento di portata storica: la creazione di un fronte nazionalitario sardo, che si presenta unito alle elezioni e non certo per fare pura testimonianza. Tutto questo non è una fuga dalla realtà, ma la realtà con cui dovranno fare i conti il polo di destra e di sinistra in Sardegna alle prossime politiche.
«Troppe
divisioni con l'Ulivo, nasce il fronte nazionalitario»
Sanna replica a
Mario Melis
Giacomo Sanna
Si fa frenetica l'attività di coloro che hanno la pretesa di condizionare
dall'esterno scelte politiche proprie degli organismi statutari del Partito
sardo d'azione. Né ingerenze e neppure forzature, possono stravolgere le volontà
del nostro consiglio nazionale.
Il 13 maggio per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato, i Quattro
Mori saranno con Sardigna nazione, per rilanciare con determinazione e forza la
grande battaglia per l'indipendenza della Sardegna ed offrire ai sardi una reale
alternativa alla politica italiana. Scelta questa, ampiamente legittimata dal
dettato dell'articolo 1 del nostro statuto e decisione quantomai opportuna ed in
linea con quanto stabilito dal Congresso nazionale lo scorso mese di luglio a
Sassari. La nostra autonomia di azione dai poli italianisti è reale, concreta e
tangibile. A chi enfatizza l'esperienza della giunta con il centrosinistra della
fine anni ottanta, dico che quella collaborazione di governo ci è costata
soltanto 100 mila voti, anche se ciò non ha impedito al Psd'Az di apprezzare
episodi di cultura e strategia politica, talvolta condivisibili. Ma oggi sono
molti i motivi che ci dividono dal centrosinistra rutelliano, primi fra tutti,
una serie infinita di impegni disattesi dall'Ulivo sulle grandi questioni dello
sviluppo in Sardegna, il fallimento sul terreno delle grandi riforme e l'uso
strumentale del Federalismo, del quale si ha paura persino di sciverne la parola
nel testo di legge.
Ed è anche per questi motivi che nessuno di noi è più disposto a sentire
ancora per molto che l'interruzione del dialogo pre-elettorale con il
centrosinistra è legato soltanto ad una questione di collegi. Mentre è vero
che, i nostri ipotetici alleati, hanno tentato di allettare alcuni dirigenti,
con iniziative criptate condotte al di sopra della dirigenza sardista e che, per
la serietà dei nostri uomini, non hanno turbato l'autonoma decisione del
parlamento sardista. Tuttavia, la notizia non è il mancato accordo elettorale
con l'Ulivo. È molto di più. È l'aver favorito un evento di portata storica:
la creazione d'un fronte nazinalitario sardo, che si presenta unito e compatto
alle politiche. Non certo per fare testimonianza, ma per concorrere, con
concrete possibilità di successo, all'elezione di propri rappresentanti nel
parlamento italiano. Tutto questo non è una fuga dalla realtà, è, molto più
semplicemente, la realtà con cui dovranno fare i conti il polo di destra e di
sinistra alle prossime elezioni politiche. Se poi qualcuno vuole offrirsi per la
campagna elettorale dei nostri futuribili avversari, faccia pure, ma non si
permetta di pensare che sia possibile distorcere a proprio uso e consumo le
decisioni del partito o commisurarle agli interessi di forze politiche distinte
del Psd'Az.
Psd'Az,
Melis replica al segretario: «La mia giunta non fece perdere voti al partito»
Il Psd'Az. Mario Melis, che aveva criticato la scelta sardista di non confermare l'accordo con l'Ulivo, ha ieri controreplicato al segretario del partito Giacomo Sanna. «Mi si accusa - ha detto Melis - di aver fatto perdere 100 mila voti al partito dopo i cinque anni della mia giunta. Debbo invece ricordare che nel 1984 abbiamo avuto 138 mila voti, nell'89, ne abbiamo avuto 128 mila, ma quel modesto calo mi causato dal fatto che a Sassari avevamo perduto un consigliere regionale, perchè i giudici con una notevole disinvoltura ne hanno disposto l'arresto in piena campagna elettorale con accuse infamanti che non sono mai sfociate a un processo» (il caso di Nino Piretta) «e che hanno danneggiato anche l'immagine del partito». E alla vigilia delle elezioni era inoltre scomparsa, ha ricordato l'ex presidente della Regione, «una nostra grande dirigente, Maria Teresa Sechi, presidente della Provincia di Oristano». Secondo Melis «i guai sono venuti dopo, a iniziare dallo stesso '89, quando nel Psd'Az si è scatenata la guerra per chi ne avrebbe assunto il comando: ci furono cinque-sei segretari in pochi anni senza mai contrasti politici». Infine, Mario Melis ha fatto notare che il segretario «ha detto in consiglio regionale di aver trattato l'alleanza con il Centrosinistra, di non aver escluso l'accordo e che questo è saltato per le mancate risposte alle nostre legittime richieste sui collegi». In sostanza, «non è stata una rottura politica».
Nuove
incertezze nel Polo e nell'Ulivo
Pochi passi in avanti, le trattative sono ormai alle decisioni finali
ELEZIONI Vertici riuniti a Roma
di Simona Damiani
CAGLIARI. Era la notte dei lunghi coltelli, per l'Ulivo, quella di ieri: i
leader nazionali sono rimasti riuniti a oltranza con i vertici di tutte le
Regioni per mettere a punto il quadro completo dell'assegnazione dei collegi
uninominali della Camera e del Senato. Trattativa ormai a tempo pieno anche per
il Centrodestra, sempre a Roma, da dove filtrano poche notizie in attesa delle
decisioni finali.
Andiamo con ordine iniziando dall'Ulivo. A Roma è stato deciso, per la
Sardegna, di lasciare un collegio ai Comunisti italiani: il candidato dovrebbe
essere Giovanni Meloni (deputato uscente) a Sassari. Mentre per il Ppi sembrano
certe le candidature di Antonello Soro (Nuoro), Salvatore Ladu (Macomer) e Paolo
Fadda (Carbonia), c'è incertezza sul quarto posto: potrebbe essere l'olbiese
Giampiero Scanu se l'Udeur accetterà di spostare Antonio Satta nel collegio di
Porto Torres-Ozieri, dal quale si sposterebbe il diessino Antonio Attili per
andare nel collegio senatoriale gallurese. In questo caso, i Democratici
potrebbero trovare spazio per il rettore Alessandro Maida nel collegio
senatoriale di Sassari.
I Ds devono risolvere ancora diversi problemi. Innanzitutto quello di trovare
spazio per una donna: non più la scrittrice Bianca Pitzorno a Sassari (Senato)
ma Maria Rosa Cardia (sempre Senato, ma a Cagliari). Capolista nel proporzionale
dovrebbe restare il segretario Antonello Cabras (secondo come ha votato la
direzione regionale) anche se Roma chiede un posto per un big nazionale Walter
Veltroni o Luigi Berlinguer). Per il collegio di Iglesias (Camera) ci sono le
ipotesi di Pietro Maurandi e di Federico Palomba.
Veniamo al Polo, con il quale Tore Amadu ha già realizzato lo strappo: si
presenterà da solo. E ci sono ancora forti tensioni tra Forza Italia e i
partiti centristi. In Forza Italia ci sono nuove incertezze sul collegio
senatoriale di Sassari (si rifà anche il nome di Franco Luigi Satta, che
andrebbe bene anche a Francesco Cossiga), mentre per Alghero (Camera) sarebbero
in calo le quotazioni dell'assessore Antonello Usai perchè il Pps ha chiesto il
collegio, ma non per Pietrino Fois, quanto per un suo amico, Lucio Marinaro). Il
Ccd dà battaglia anche per il Senato del Sulcis, dove il suo candidato
Gianfranco Tunis incontra l'opposizione forzista, disponibile invece a dare il
collegio sempre al Ccd: l'assessore Giorgio Oppi, il capogruppo Felicetto Contu
o l'ex assessore tecnico Giulio Steri, buon amico di Oppi.
Sembra in via di soluzione il conflitto per il collegi odi Cagliari-Assemini:
ora sarebbero proprio in netto vantaggio il riformatore Michele Cossa, mentre il
deputato uscente Piergiorgio Massidda si sposterebbe nella quota proporzionale
come numero 2 o di Beppe Pisanu o di un sempre più candidato Mauro Pili.
Lo scontro sul collegio senatoriale di Oristano si sarebbe invece già risolto a
favore dell'assessore Ignazio Manunza (Udr) sul candidato del Cdu Franco Cuccu.
Cumpostu in lizza per il Senato a Nuoro, Acciaro corre a Sassari
Tutto liscio per i sardisti
Pronta la squadra del “polo nazionalitario”
Senza
troppi clamori, anche la squadra degli aspiranti parlamentari del polo sardista
sta prendendo forma. Le trattative sono sicuramente meno travagliate rispetto ai
due altri schieramenti, non foss’altro perché sono solo due (Psd’Az e
Sardigna Natzione) i partiti che devono accordarsi.
Dopo i primi contatti sulla scelta del simbolo e sulla definizione di un
programma comune, sta emergendo anche una griglia di candidature nei collegi più
importanti. Il criterio è quello della parità, con un candidato
indipendentista alla Camera nell’area in cui si presenta un sardista per il
Senato e viceversa.
A Cagliari dovrebbe trovare posto senza difficoltà Riccardo Meggia, uno degli
esponenti storici di SN, mentre ancora non è chiaro quale esponente dei
Quattromori possa affiancarlo. Più facile ipotizzare il “ticket” sassarese:
per la Camera Alta si parla di Ginacarlo Acciaro, ex deputato del Partito Sardo
tornato alla politica attiva dopo aver chiuso una lunga vicenda giudiziaria con
l’assoluzione piena, mentre per la Camera dovrebbe presentarsi Giampiero
“Zampa” Marras, già candidato a sindaco di Sassari alle ultime
amministrative. Un posto di prestigio spetta anche al coordinatore provinciale
di SN Gavino Sale, faccia nota di quel “commando Amsicora” che ha firmato i
blitz indipendentisti più clamorosi, dalla secchiata di carbone addosso al
sottosegretario all’Ambiente Valerio Calzolaio al boicottaggio della gita in
barca a Santa Teresa di Gallura di Vittorio Emanuele di Savoia. Per la Camera
potrebbe scendere in campo il sardista Giuseppe Baffigo, molto conosciuto in
città. Va individuata anche l’accoppiata da presentare a Nuoro, città
simbolo per il polo sardista. Un’ipotesi abbastanza accreditata vede il
coordinatore nazionale di SN Bustianu Cumpostu in lizza per il Senato, contro il
diessino Gianni Nieddu e il forzista Pietro Pittalis, e il presidente del Psd’Az
Lorenzo Palermo candidato alla Camera.
Come
autogovernarsi con il federalismo
Scozia, Galles, Corsica e
Catalogna a confronto con i poteri speciali della Sardegna
«Ora siamo arrivati al primo stadio nella costruzione dell'Europa dei popoli»
«Cagliari-Roma? Ma costa meno andare a Londra»
CAGLIARI. «Dopo settecento anni di denominazione inglese sul Galles è stato
difficile per noi pensare di prendere in mano il nostro destino. Ma ora abbiamo
capito che autogovernarsi è una condizione indispensabile per progettare un
futuro diverso». La sintesi è di Karl Davies, The Party of Wales, che è
intervenuto ieri nei lavori promossi dal Psd'Az sul tema della devolution. Un
convegno che ha messo a confronto l'esperienza sarda, gallese, scozzese, corsa,
catalana.
Il rappresentante gallese, a proposito della difficoltà del popolo nel prendere
in mano il proprio destino, cita l'indifferenza di un gallese su due nel
referendum del '97. (Andò a votare il 50% degli aventi diritto). Ma ora le cose
si stanno muovendo: sarà perché gli abitanti del Galles sono stufi di vedere
gestire i propri fondi europei dalle «mani» di Londra, sarà perché, piano
piano, si sta prendendo coscienza che autogovernarsi è una «realtà vicina».
Stephen Noon, Scottish National Party, parla con la passione di un meridionale
di un Paese che punta decisamente all'Indipendenza: «Trent'anni fa gli scozzesi
si definivano semplicemente britannici, oggi sono prima di tutti scozzesi ed
europei, cioè tengono alla loro identità».
In tutti gli interventi, insomma, il filo conduttore è uno solo: devolution
significa essere «padroni della propria condizione». E se in Scozia c'è un
Parlamento - chiarisce Stephen Noon - questo non è stato creato grazie ai
laburisti ma per merito del popolo». Il convegno prosegue, sotto la direzione
di Gorka Knorr Borras, vice presidente dell'European Free Alliance (Efa), con
gli interventi di Giacomo Sanna, segretario sardista, e di Miquel Mayol della
Catalunya. I problemi sono davvero comuni ma il rappresentante della Scozia
punta l'indice sulla mancata continuità territoriale della Sardegna: «È
assurdo che per andare a Roma dovete spendere più che per venire in Scozia»,
dice Noon. E il discorso si allarga: perchè per raggiungere Strasburgo un
catalano, un basco, un gallese, un sardo devono prima passare per Madrid, Londra
o Roma? Passi enormi sono stati compiuti - sostengono i relatori - verso la
maturazione di una coscienza comune europea.
Il rappresentante scozzese ha poi ricostruito il percorso compiuto per arrivare
ad avere, dopo tre secoli, il proprio Parlamento e per utilizzare
produttivamente i fondi europei per il recupero produttivo di aree del
territorio.
L'Europa dei popoli è una realtà che già esiste di fatto ma che si scontra
ancora con l'autoritarismo degli Stati centralistici che si oppongono
all'autodeterminazione e vietano la plurinazionalità.
L'argomento è stato sviscerato da Miquel Mayol, catalano dei Pirenei orientali
francesi. Smentendo un'illusione che troppo spesso è parsa circolare in
Sardegna a proposito dell'organizzazione dell'autonomia catalana, Mayol ha detto
che la costituzione spagnola vietà espressamente la federazione delle comunità
catalane. «Quando la costituzione cita la Catalogna - ha detto il
rappresentante dell' Esquerra Republicana de Catalunya - lo fa solo per porre
divieti».
Interessante anche il modo con cui il governo centrale di Aznar, (cui molto
spesso si rifà la destra italiana), secondo Mayol, gestisce il prelievo
fiscale. Il potere centralista nega qualsiasi apertura e il riconoscimento che
l'Europa è di tutti i popoli e non solo di quelli che hanno conquistato una
predominanza imperialista sugli altri. Dopo gli interventi dei rappresentanti di
altri movimenti aderenti all'Efa i lavori del convegno sono stati chiusi dal
segretario del Partito Sardo d'Azione, Giacomo Sanna, e dal vice presidente
dell'Efa, Gorka Knorr Borras.
«Saremo un partito
nazionalitario»
Sanna: «Avevamo ragione noi, il Centrosinistra stava barando»
SARDISTI I candidati di Psd'Az e Sn
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Per il segretario del Psd'Az, Giacomo Sanna, il «pendolo» della
politica per queste elezioni s'è fermato per la prima volta al centro: «Abbiamo
deciso di correre distanti dai due schieramenti perché stiamo cercando di
elaborare un progetto politico su cui crediamo ciecamente: rimettere insieme il
partito nazionalitario», spiega Giacomo Sanna. Fatto sta che, il Psd'Az, dopo
anni di alleanze, prima con la sinistra e poi con il centro-sinistra alle
elezioni politiche, ha deciso di presentarsi con "Sardigna Natzione",
il movimento autonomista e indipendentista. E su questo progetto è impegnato
tutto il partito: «I candidati sono stati individuati e ora stiamo raccogliendo
le firme. Siamo impegnati con le procedure di legge per poter depositare le
liste lunedì prossimo».
L'accordo con Sardigna Natzione è stato raggiunto senza problemi con un
rapporto assolutamente paritario. Un accordo che si riflette nella ripartizione
dei candidati: tre del Psd'Az e tre di Sardigna Natzione per i collegi del
Senato. (A Cagliari Meaggia, il direttore dell'aeroporto, per Sardigna Natzione;
a Nuoro Bustianu Cumpostu e in Gallura Gavino Sale sempre per Sardigna Natzione;
i candidati sardisti sono a Carbonia, Antonello Pilloni, sindaco di Nuxis; a
Oristano Pietro Sanna, segretario amministrativo sardista e a Sassari Giancarlo
Acciaro. Il capolista nel proporzionale sarà il segretario dei Quattro Mori,
Giacomo Sanna. È una scelta azzardata, quella di correre da soli? In passato la
presenza dei sardisti in Parlamento ha assunto un valore importante e in alcuni
anni i Quattro Mori sono stati leader tra gli autonomisti del Parlamento.
Giacomo Sanna spiega: «Questo accadeva con la vecchia legge. Fu eletto nell'83
Mario Melis, poi la rappresentanza si fece piu corposa con due rappresentanti
alla Camera e uno al Senato. In seguito la rappresentanza fu ridotta prima a due
e poi a uno; ma dal 1994 con la nuova legge le cose sono cambiate. L'alleanza
con Sardigna Natzione è diventata una strada ineluttabile anche per non
consentire che altri facciano propri i nostri progetti».
Come quello del federalismo su cui il Psd'Az, unico partito d'azione
sopravvissuto, è stato scavalcato addirittura dalla Lega di Bossi. Giacomo
Sanna replica: «Non ci hanno scavalcato affatto, quello è il federalismo a
modo loro. Il nostro giudizio è un altro».
Il Psd'Az, nell'ambito dell'alleanza di centro-sinistra, aveva eletto
nell'attuale legislatura Franco Meloni al Senato mentre alle ultime regionali
del giugno '99 i sardisti ottennero il 4,46% dei voti e tre consiglieri. La
trattativa con il Centrosinistra è stata decisamente tormentata, (i Quattro
mori stavano trattando con il centro-sinistra per almeno due collegi (Sassari e
Nuoro) che dessero visibilità al partito. In quella fase della trattative il
segretario sardista non risparmiò duri attacchi agli ex alleati: «Ci avevano
detto che la trattativa sarebbe stata intavolata in modo trasparente e che non
ci sarebbero state pregiudiziali. Poi ci hanno spiegato che l'alleanza avrebbe
dovuto ottenere il via libero da Roma e che ci avrebbero fatto sapere. Il
centro-sinistra mi ha dato l'impressione di bluffare più che di trattare,
pronto a promettere cose che non poteva mantenere. E alla luce di quanto è
accaduto negli ultimi giorni al tavolo nazionale del Centrosinistra, il Psd'Az
ha avuto ragione».