
2
Giugno
Festa Nazionale della Repubblica Italiana.
Gli Italiani commemorano la loro Repubblica, i Sardi aspettano di averne
una.
Nello stesso giorno in cui gli Italiani commemorano la fondazione della loro
Repubblica, il Popolo Sardo continua a subire un costante ed apparentemente
invisibile assoggettamento.
Apparentemente invisibile perché a perpetrarlo non è una dittatura o un impero
coloniale, bensì una Repubblica dell’Europaunita definita come
“democratica”.
Ma purtroppo non basta una definizione tecnico-giuridica ad assicurare la
democraticità di uno Stato. Non basta autoproclamarsi garanti e propugnatori di
Diritti per essere tali.
La Repubblica Italiana che, ovviamente, accetta in principio il diritto
all’autodeterminazione, principio costitutivo della democrazia, è pronta a
negarlo qualora questo dovesse mettere in dubbio la sua unità.
Lo Stato Italiano da un lato taccia di regressività qualsiasi manifestazione
che sia legata al sentimento di appartenenza alla Nazione Sarda, dall’altro
ripropone ed enfatizza parate e feste che esaltino il sentimento patriottico
italiano.
Evidentemente quello che non possiamo fare noi perché sarebbe umanamente,
moralmente e politicamente aberrante può esser fatto da loro addirittura
chiamando in causa forze armate della cui esistenza l’intera umanità vorrebbe
un giorno fare a meno.
I fatti smentiscono la teoria secondo la quale le identità non avrebbero più
valore e importanza. I fatti smentiscono la presunta democraticità dello Stato
Italiano.
Ogni giorno la Sardegna e il suo Popolo sono costretti a lottare contro il
potente attacco della Repubblica Italiana. Un attacco spietato che colpisce
tutti gli aspetti dell’esistenza stessa della Nazione Sarda.
Colpita è la Lingua Sarda relegata in un’ufficiosità che la svilisce, la
impoverisce e la ridicolizza svuotandola di qualsiasi utilità socio-culturale e
quindi affidata ad un insegnamento sporadico in ambito familiare.
Colpita è la cultura sarda in tutte le sue manifestazioni, ridotta ormai a
ridicolo e triste evento folcloristico.
Martoriato e depredato è il territorio. Le multinazionali della chimica, dello
smaltimento di rifiuti tossici e non, dell’ecologismo, dell’estrazione di
materie prime… inquinano e sfigurano la nostra terra con la complicità e la
collaborazione attiva del colonialismo italiano che si sovrappone sinergicamente
all’autocolonialismo della classe politica sardo-unionista-federalista.
Colpita e censurata è la storia della Nazione e del Popolo sardo.
L’ordinamento didattico italiano nasconde agli studenti sardi qualsiasi evento
o personalità che possano suscitare in loro un ombra di attaccamento alla
propria Terra.
Lionora de s’Arborea, Marjane su IV, Zuanne Maria Angioy, Nenardu Alagon, i
vari Sanna-Corda, Cillocco e Mundula, morti per la Repubblica Sarda agli inizi
dell’Ottocento, Antoni Simon Mossa, solo per citarne alcuni, sono praticamente
degli sconosciuti. E sconosciuto è il loro anelito di libertà.
Sconosciuto agli stessi Sardi che arrendendosi o lasciandosi andare al fatalismo
o ai più biechi interessi hanno barattato la loro libertà per ridursi a
mendicanti di servizi ed elargizioni assistenzialistiche dello Stato italiano.
Il tutto con la triste conseguenza di essere diventati in alcuni casi più
italiani degli Italiani, vere e proprie caricature e marionette di identità e
volontà altrui.
Ma fortunatamente e paradossalmente da queste feste si può anche trarre la
lezione che è giusto e doveroso festeggiare l’acquisizione della libertà per
il proprio Popolo: i Sardi che hanno ancora occhi per vedere, mente per
intendere e cuore per sentire non possono non capire che anche a loro spetta di
diritto e la possibilità un giorno, molto vicino, di festeggiare la loro
repubblica e la loro libertà.
La Festa del 2 Giugno, come qualsiasi altro atto di dominio, si rivela per i
dominatori uno spiacevole boomerang in quanto ci sprona a portare avanti sempre
con maggiore coerenza la nostra lotta pacifica ma determinata per
l’Indipendenza della nostra Nazione.
Su Cuncordu pro sa Repubrica Indipendente de Sardigna.